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Processo: «Il Bari migliore? Solo a sprazzi»

Processo: «Il Bari migliore? Solo a sprazzi» TuttoB.com
Claiton Dos Santos
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
autore
Renato Chieppa
domenica 30 ottobre 2011, 16:00Bari
Dos Santos «Sappiamo che cosa c'è da fare Ma stentiamo troppo a metterlo in pratica»

«Sappiamo ciò che dobbiamo fare,ma stentiamo a metterlo in pratica. Finora il vero Bari si è visto solo a sprazzi». Tra le righe della confessione di Claiton Dos Santos, l’essenza dei disagi biancorossi. Ovvero l’incapacità di tradurre sul campo il verbo coniugato in allenamento da Vincenzo Torrente. Che, non a caso, ripete spesso di «non riconoscere» la propria squadra. Perché, al momento,

il Bari è un ibrido. Non ha ancora una precisa identità tattica, accusa mille difficoltà in fase di possesso, ha segnato appena dieci gol, meno di tutti in B. Il match con il Pescara di Zeman ha messo a nudo tutte le crepe di Rivas e soci. «Eravamo spaccati

in due tronconi — dice il difensore brasiliano—. Troppa distanza tra la difesa e la prima linea. Nei primi 20’, poi, siamo rimasti troppo bassi, quasi a ridosso di Lamanna. Non riuscivamo a salire, a tenere palla».

Problema n.1. Vien fuori una verità sacrosanta. «In questo periodo facciamo fatica soprattutto quando siamo in possesso di palla. Ci manca un pizzico di personalità, non è un limite di carattere tecnico. Le qualità ci sono. Tocca a ognuno di noi dare qualcosa in più». Peraltro Torrente vi ha stimolato a un esame di coscienza. «È doveroso — concorda Dos Santos —. Finora non siamo riusciti a fare

quel che ci chiede. A dettare i ritmi, a interpretare un match con intraprendenza».

Incartato. I due stop consecutivi hanno lasciato tracce visibili nello stesso allenatore, contestato per la prima volta sabato sera. E non solo per il dazio che esperienza in B, nonché all’alta pressione di una piazza come Bari. La sensazione è che Torrente si

sia incartato nel tentativo (per il momento vano quanto infelice) di recuperare presto alcune pedine importanti, De Paula e Bogliacino, o di rendere più funzionale al coro un solista come Rivas. Una strategia che ha finito per stravolgere i progetti estivi,

per spingerlo a «tradire» il suo consolidato 4–3–3. Chi si adatta La conseguenza è che il tecnico di Cetara si ritrova tra le mani un’altra squadra, diversa da quella che aveva immaginato a luglio. «Finora mi sono adattato io, d’ora in avanti dovrà farlo qualcun altro». La freccia che ha lanciato venerdì dopo la gara è un segnale forte alla compagnia. Torrente è un combattente, non si arrende,

ha avvertito che non aspetterà più nessuno. «È più semplice che noi ci adattiamo al gioco del tecnico — dice Dos Santos —, più che il contrario». L’importante è che da un’eventuale rivoluzione emerga un gioco. In casi del genere affidarsi alle scelte più semplici, puntare su chi ha una condizione migliore, è già un primo passo per non farsi travolgere dalla confusione. «Ora non dobbiamo lasciarci prendere dal nervosismo — dice il brasiliano —. Per fortuna il match di Grosseto è vicino. Occorre badare al sodo, andare in campo per fare punti».

Fonte TuttoBari.com/La Gazzetta dello Sport edizione Puglia