Bari, una boccata d'ossigeno
E alla fine arrivò una vittoria, alla fine anche Torrente indovinò le mosse giuste. Il mister punta prima sulla concretezza di due punte una a fianco all’altra con un mediano in più a rafforzare la cerniera, e la scelta paga: la squadra è più compatta, e a crear problemi in avanti ci pensa da sé la difesa scricchiolante del Brescia. Poi per affrontare il momento di maggior ambasce opta per un insolito 4-5-0 infarcito di centrocampisti, e anche qui ha ragione: il Bari resiste, e nell’ultima mezz’ora ci sono gli spazi per esaltare la fantasia di Stojan, fin qui il cambio più azzeccato della stagione.
Il resto è storia. Anche perché dall’altra parte c’è il dead man walking Scienza, che regala un tempo ai biancorossi con una formazione a dir poco strampalata: poi si redime, e con l’ingresso di Feczesin davanti e Scaglia a sinistra (con Budel riportato al centro dall’improbabile posizione di laterale) il Brescia riacquista un senso logico. Pareggia, macina gioco, sembra lì lì per mandare al tappeto il Bari, che rincula senza pudore nei propri trenta metri. La sciocchezza di Paghera – che fa pendant con quella di Borghese in questa mattutina sagra degli errori – cambia la partita, e permette l’exploit del talentino rumeno. Quanto alla follia di Borghese, c’è poco da commentare: se solo ci fosse un’alternativa credibile al centro della difesa, il gigante italo-svizzero comincerebbe a pagare con la panchina i suoi sbagli.
Una nota per il ritorno di Castillo è dovuta: il buon “Nacho” rientrava dopo praticamente un anno, e in fondo era lecito attendersi anche di peggio; stoppa e controlla palla come Marotta e Caputo raramente sono in grado di fare, ma dopo 5 minuti l’autonomia è già finita. Il tempo dirà se e quanto potrà essere utile il suo reintegro.
Intanto, tutto è bene quel che finisce bene. Con la vittoria del “Rigamonti” la classifica assume una fisionomia più tranquillizzante, ora che dai play-out c’è un margine di sicurezza di 5 punti. È presto per parlare di guarigione e crisi scongiurata: il gioco ancora latita, e gli errori individuali non accennano a diminuire. Ma per il momento la serenità può anche bastare: questa squadra non chiede altro.


