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Bari, tempo di orgoglio e di paura

Bari, tempo di orgoglio e di paura TuttoB.com
Vincenzo Torrente
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
autore
Renato Chieppa
lunedì 5 dicembre 2011, 14:45Bari

La figuraccia in terra marchigiana è stata un'improvvisa rivelazione per molti tifosi biancorossi. Il calcio è così: solo i numeri impietosi della classifica hanno davvero efficacia sull'animo degli appassionati. E allora bastano 90 minuti e una posizione in graduatoria ora davvero preoccupante per squarciare il velo di Maya dei più cocciuti illusi, che sino a un mese fa si ostinavano a parlare di play-off e promozione per qualche risultato fortunoso.

Il misero +2 sulla zona play-out apre ben altri scenari. E il dato è tanto più allarmante se si considera che fra le 8 squadre che seguono il Bari ce ne sono almeno due (Vicenza ed Empoli) destinate quasi sicuramente a risalire la china (hanno già iniziato a farlo ieri…): chi ha in rosa un attaccante da 25 gol a campionato, in Serie B – in questa serie B – difficilmente retrocede. Sia chiaro: sulla carta anche l'organico del Bari potrebbe ambire a traguardi importanti; ma perso De Paula, scomparso (nel nulla?) Bogliacino, confuso oltre misura Torrente, resta poco su cui fare affidamento.

Oggi col Cittadella c'è aria da ultima spiaggia. Non per Torrente: la particolare situazione societaria lo mette al riparo da rischi d'esonero; in condizioni normali, il tecnico sarebbe sulla graticola, o probabilmente sarebbe già stato congedato da tempo, e senza troppi riguardi. Ma tant'è. Bisogna fare i conti con la realtà. E con i veneti. Che rappresentano al contempo una bella storia di calcio, e tutta la pochezza della Serie B nostrana: un organico da categoria inferiore, mix di 40enni di grande cuore, ragazzini del vivaio, scarti mai esplosi delle primavere dei grandi club e un'unica stella (Bellazzini) recentemente eclissatasi. Il miracolo granata ha un nome ed un cognome: Claudio Foscarini, allenatore che meriterebbe forse una chanche nel calcio che conta, capace di trasformare onesti attaccanti di provincia in letali cannonieri. L'ultimo della serie (dopo Meggiorini, Ardemagni e Piovaccari) è proprio quel Robert Maah, francesino passato da Bari nel lontano 2005 come oggetto misterioso, che ora invece sta facendo vedere buone cose, tanto da guadagnarsi l'improbabile paragone di Henry della cadetteria. Soprattutto da lui domani bisognerà guardarsi: Borghese e compagni sono avvisati.

Vincere è un imperativo per scacciare i cattivi pensieri degli ultimi giorni. Ma non sarà facile. Non c'è un leader in campo da cui lasciarsi trascinare. Non c'è un piano tattico consolidato cui appoggiarsi. È il momento della paura, e dell'orgoglio: solo questi due sentimenti possono tirar fuori il Bari dalle sabbie mobili. Sperando che dal primo derivi il secondo. Così non fosse... meglio non pensarci: lo spettro di una società prossima al fallimento è già un'angoscia sufficiente.

Fonte Lorenzo Vendemiale - TuttoBari.com