Bari, la cabala direbbe 2. Cosa rispondi?
Non c'è due (Pescara, Verona) senza tre (Sampdoria?). Allenatore che cambia, squadra che vince. Il Bari risolve le crisi altrui.
La sfida di domani non nasce sotto i migliori auspici: due proverbi popolari e una massima tipicamente barese sembrano deporre a favore della vittoria degli ospiti. Certo la gemellata Doria che scende al San Nicola è un'incognita da cui è lecito aspettarsi tutto e nulla. Il nuovo allenatore Iachini potrebbe rivoluzionare la squadra, abbandonando, ad esempio, la difesa a 3 che tante sciagure ha portato sin qui ai blucerchiati (anche se pure si tratta di un modulo che è nelle corde del tecnico ascolano): dal punto di vista tattico le variabili sono troppe per essere preventivate ed affrontate. Lo stesso vale per l'aspetto psicologico: la “cacciata” di Atzori che non aveva troppo legato con tifoseria e senatori può portare una ventata di entusiasmo, come destabilizzare definitivamente l'ambiente e precipitarlo nel caos.
Meglio, allora, guardare in casa propria. Dove le certezze, croci e delizie, son sempre le stesse. Contro la capolista Torino il Bari ha strappato un punto, ottimo sul piano del risultato, pessimo come d'abitudine su quello del gioco. Considerando lo schiacciante dominio dei granata (14 angoli a 1 sono un dato sufficientemente eclatante), il pareggio è stato un piccolo miracolo. Certo il Bari è una squadra con gli attributi, che, per quanto possa giocar male ed attaccare peggio, non si squaglia al cospetto delle difficoltà. Di questo va dato atto a Torrente.
Il mister, però, dovrebbe riflettere anche su un altro dato interessante, sempre più chiaro col trascorrere delle giornate: nel suo Bari si esaltano i gregari e latitano i big. È un momento d'oro per i vari Bellomo e Ceppitelli, mentre i giocatori che sulla carta avrebbero dovuto garantire il salto di qualità sono scomparsi nel nulla, chi negli abissi più reconditi dell'infermeria e della panchina (Bogliacino, Rivas, a lungo anche De Paula), chi nella pochezza delle prestazioni in campo (De Falco, Borghese, Forestieri). È giusto che chi ha in mano le redini della squadra vada per la sua strada; ma pure bisognerebbe essere consapevoli che con una formazione di soli comprimari, per quanto meritevoli, difficilmente si arriva ai play-off.
Capitolo De Paula. Il suo ritorno in campo ed al gol è un fatto importante per il Bari. Ma un bel controllo di tacco in corsa e una rete più per caso che per amore non fanno primavera: all'Olimpico il brasiliano è apparso ancora spento e macchino per lunghi tratti del match. Comunque stiano le cose, parliamo senza dubbio di uno dei 2-3 migliori giocatori che i Galletti possono vantare in rosa, l'unico capace di marcare davvero la differenza in attacco. Recuperarlo, da un punto di vista tattico oltre che psicologico, è un dovere. Torrente veda e provveda, se è in grado di farlo. Qualche fischio in meno del San Nicola potrebbe aiutare.
Questo è quanto. E non è poco. La partita con la Sampdoria è l'ennesimo bivio della stagione dei biancorossi, cui la pochezza della Serie B continua a concedere seconde, terze e persino quarte occasioni per rilanciarsi in classifica.


