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Bari, Iachini suona la carica: "Fuori la rabbia"

Bari, Iachini suona la carica: "Fuori la rabbia" TuttoB.com
Iachini
autore
Marco Lombardi
lunedì 1 aprile 2024, 10:16Bari

«Dobbiamo essere molto, molto arrabbiati». In realtà, Giuseppe Iachini utilizza un termine molto più colorito che forse rende meglio l’idea. Scatta oggi da Modena il rush finale della serie B: otto giornate tutte d’un fiato, senza margini d’errore. Perché il Bari adesso non può più permettersi il lusso di pensare ai playoff (ovvero l’obiettivo dichiarato dalla società), ma ha l’obbligo di mantenere la cadetteria faticosamente riconquistata in quattro anni dal post fallimento. Il margine sui playout è sceso al minimo: appena due punti separano i biancorossi dal «dramma». Facile, perciò, intuire che ogni passo falso d’ora in poi potrebbe costare carissimo. Il tecnico marchigiano attendeva la sosta fin dal suo arrivo, ma dai 16 giorni di stop del campionato riemerge una squadra ancora falcidiata da troppe assenze.

Eppure, l’allenatore ascolano non va alla caccia di scusanti: determinazione e applicazione sono i concetti che dominano. «La situazione è nota e non cerchiamo alibi», afferma Iachini. «Alcuni calciatori sono alle prese con infortuni, ma durante questa pausa ho visto ulteriori progressi. Stiamo lavorando molto su due situazioni tattiche: una con la difesa a quattro e l’altra con la retroguardia a tre. È fondamentale portare avanti entrambi i discorsi per avere maggiori soluzioni e poter cambiare atteggiamento, anche a gara in corso. Siamo partiti con il primo assetto, ma la realtà è che, pur vincendo due gare, sabbiamo creato e concluso poco. Non ero convinto e allora abbiamo cercato un’alternativa che, secondo me, ci ha reso più aggressivi, propositivi e pericolosi sotto porta. Purtroppo, i risultati non ci hanno dato ragione perché abbiamo conquistato appena un punto, eppure non ho mai visto la squadra squilibrata o portata a concedere troppo: abbiamo pagato a caro prezzo ogni minimo errore e, al contempo, non siamo riusciti a sfruttare a dovere quanto prodotto [...]. Recriminare non serve: l’unica arma che conosco per far girare la ruota è insistere per portare anche gli episodi dalla nostra parte».

Il rientro di Aramu in rosa e il possibile recupero di Diaw rappresentano le due novità a cui aggrappare le speranze di sbloccare un attacco in evidente difficoltà (appena due reti nelle ultime cinque gare). «Mi è dispiaciuto perdere Menez che aveva provato di tutto pur di rientrare velocemente dal grave infortunio al legamento crociato», la premessa di Iachini. «Ma l’infiammazione al ginocchio non passava, Jeremy nelle scorse settimane non è mai riuscito ad allenarsi: in questa situazione non avremmo tratto benefici né noi, né il ragazzo. Perciò, parlando con la società, sì è cercato di recuperare Aramu che è integro anche se ha lavorato da solo per quasi due mesi. Ho voluto parlare a Mattia: l’ho stimolato, ma ora ho bisogno di vedere che cosa ha dentro. Dipende da lui: le qualità non gli mancano, può essere un valore, per il momento quantomeno è una freccia in più perché è integro. L’auspicio è che ci aiuti ad alzare la fase realizzativa che ci sta mancando. Per Diaw viaggiamo a vista: un’ernia è un infortunio particolare, vogliamo riportarlo ad una buona condizione, può essere prezioso, ma ancora non possiamo quantificare ciò che potrà darci». Iachini era arrivato con l’idea di «guardare in alto», ma ora non trema al pensiero di sporcarsi le mani per uscire da un contesto delicato. «Quando si arriva si vuole imporre la propria mentalità e la mia prevede di andare sempre in avanti», spiega. «Stiamo incontrando degli ostacoli, può accadere, ma non esiste tirarsi indietro. Troppo facile “fare” i giocatori quando si vince, invece è proprio nel momento in cui non ti gira come vorresti che devi spingere di più [...]». E poi c’è un ingrediente che per Iachini conta più di altri. «Devo essere onesto: la volontà la vedo in tutti. Diversi ragazzi sono in progresso rispetto a quando sono arrivato: vale l’esempio di Puscas che è nettamente cresciuto di condizione. Ma poi occorre tanta rabbia perché il furore e l’agonismo possono spingerti oltre qualsiasi ostacolo. Io sono arrabbiatissimo, ma mi sfogo dentro lo spogliatoio: dei complimenti degli avversari mi importa poco. Nella mia vita ho sempre pensato che conta quanto realizzi e qui c’è da portare la barca in porto. Se non abbiamo ottenuto per quanto seminato, allora questo deve far montare la nostra determinazione e renderci cattivi su ogni pallone» [...]. 

 

Fonte lagazzettadelmezzogiorno.it