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Bari, Defendi da promessa a cambio merci

Bari, Defendi da promessa a cambio merci TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
venerdì 19 agosto 2011, 08:43Bari

Dalla Bassa al Tavoliere, con il furore dell'enfant prodige usato nel cambio merci per arrivare ad Andrea Masiello dopo i continui andirivieni con una patria in cui non riesce ad essere profeta. Un funambolo cresciuto a pane e pallone, come da migliore tradizione del vivaio capeggiato dal Gran Mogol di talenti che risponde al nome di Mino Favini, il Mago di Meda. E anche lui, quanto a soprannomi da copertina, non è mica l'ultimo arrivato: Marino Defendi, universalmente noto come il Caniggia di Pognano, a questo giro non ha più ritrovato l'ebbrezza di poter sfrecciare sotto la Maresana, davanti al pubblico che dall'infanzia - insieme ai colori nerazzurri - gli riempe e gli fascia il cuore. Oggi l'attaccante trasformato in esterno o trequartista scollina oltre il quarto di secolo. Festeggiando con il solito viso imberbe, incorniciato per la seconda rotazione terrestre di fila dai riccioli d'oro stile Shirley Temple che si è fatto crescere fluenti già nell'annata in prestito al Lecce. E, tornato brevemente alla base, ha mantenutopiù o meno inalterati nei sei mesi trascorsi a Grosseto sempre a titolo temporaneo.

26 anni, di cui la maggior parte trascorsa inseguendo la sfera di cuoio. Un attrezzo da lavoro che per lui equivale al sogno dorato di tanti baldi giovanotti di casa nostra: far impazzire di entusiasmo la Curva Nord guadagnandosi i galloni da titolare. Una dura lotta, per chi come Marino s'è trovato a dover cercare continuamente di confermare le grandi attese che c'erano su di lui. E tanto malvagia l'aletta della Bassa non doveva essere, nemmeno nel suo ruolo originario di seconda punta, se è vero che in tenera età gli avantindré tra Zingonia e le Nazionali di categoria non sono certo mancati: dal 2003 al 2006, 6 presenze nell'Under 19, 7 nell'Under 20 (compreso il Mondiale nei Paesi Bassi) e 10 nell'Under 21 (con la chicca degli Europei sotto coach Gentile). Senza mai vidimare il badge sotto rete, però: il cruccio della sua carriera è storicamente la sua sterilità offensiva. Nato per puntare la porta, il ragazzo che esita a diventare un prodigio del calcio ha sempre avuto con il gol un rapporto conflittuale.

Ad arretrarlo di posizione in una squadra di club, l'immancabile Gigi Delneri. Che nel 2008, constatato il poco feeling con gli appoggi in fondo al sacco del presunto emulo di Caniggia, lo piazzò a centrocampo sulla destra. E anche se adattarsi al nuovo compito non fu (e non è) facile, il Marino nato e cresciuto in pianura (ma è venuto alla luce a Bergamo città) col tempo ha imparato a giostrare non solo sulla fascia, ma anche sulla trequarti dietro a due punte, come comandatogli nel 2009/2010 in Salento dall'altro Gigi, De Canio. Una buona stagione - non da titolare fisso - alle spalle di Corvia e Marilungo, e nonostante le voci di mercato abbiano a lungo accreditato quest'ultimo (di proprietà della Samp) di un arrivo sotto le Mura, a compiere il viaggio verso casa con l'amatissima maglia della Dea alla fine è stato proprio lui. Illusione durata un palpito, quel 27 ottobre 2010 della mesta uscita dalla Coppa Italia con il Livorno in casa. Quindi la tappa maremmana (18 gettoni e il sorcetto di 1 gol), prima di rientrare nell'affaire Masiello come contropartita tecnica a titolo definitivo e due milioni e mezzo per la comproprietà del jolly difensivo. 

Nato a Bergamo il 19 agosto 1985, Defendi esordisce in serie A il 20 febbraio 2005 in Atalanta-Bologna (2-0, allenatore Delio Rossi), all'età di 19 anni e 125 giorni, collezionando la sua unica presenza stagionale. Dopo la retrocessione di quella stessa primavera, disputa il campionato di Serie B, vincendolo: il Colantuono I lo vede protagonista con 31 partite e e 4 marcature. Nel 2006-2007 è chiamato a confermarsi ma, poco utilizzato, mostrerà un rendimento alterno (17 presenze, 1 gol). Il 10 marzo 2007 realizza la prima rete nella massima serie, durante Atalanta-Parma 1-1. Nonostante il cambio di tecnico e l'avvento dell'era Delneri, l'annata successiva lo vede ancora poco utilizzato (sei sole apparizioni), complice la pubalgia. Nel gennaio 2008 si trasferisce al Chievo in prestito, stentando a trovare spazio (4 volte a referto). Nel 2008-2009 ritorna all'Atalanta, dove disputa un girone di ritorno discreto (19 incontri disputati). Nell'estate 2009, dopo ben due anni col tabellino muto alla voce marcatori, viene ceduto al Lecce con la formula del prestito con diritto di riscatto della comproprietà, e sigla la sua prima rete alla seconda giornata (Piacenza-Lecce 3-2): alla fine, i palloni messi in porta sono 3 in 26 solide comparsate, di cui 22 da titolare. Promosso in massima serie sul campo, Marino non viene riscattato e rimane in cadetterìa. Il resto è la storia recente del viaggio dalla Toscana alla Puglia, destinazione capoluogo, senza più toccare le amate sponde. Tantissimi auguri.

Fonte www.tuttoatalanta.com