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Bari, Borghese: "I pugliesi il mio sogno, il Genoa si pentirà"

Bari, Borghese: "I pugliesi il mio sogno, il Genoa si pentirà" TuttoB.com
Martino Borghese
© foto di Image Sport/TuttoLegaPro.com
autore
Renato Chieppa
mercoledì 23 novembre 2011, 15:15Bari
Lo stopper biancorosso si racconta al Corriere del Mezzogiorno. "Bari è questo è il mio sogno e nessuno me lo deve toccare".

"Il nostro è un pubblico unico. Vorrei tanto che i tifosi tornino in massa al San Nicola: mi vengono i brividi solo immaginando

lo stadio pieno". Così Martino Borghese fantastica su un sogno che soltanto calciatori con i suoi ideali potrebbero trasformare in realtà qui a Bari.

La crisi societaria e l'allontanamento volontario dei Matarrese i nodi cruciali che non fanno dormire sonni tranquilli al gruppo di Vincenzo Torrente, anche se proprio "Il mister ci ha sempre protetto e tranquillizzato. Per lui la compattezza del gruppo è un requisito imprescindibile. Più che un allenatore è un compagno più grande. La sua anima da ex calciatore gli consente

di capire i momenti no, di motivare chi non è utilizzato. E poi c’è Donati: in estate pensavo che, sentendosi di categoria superiore,

non avrebbe sposato questo progetto. Invece, è diventato un esempio per tutti. Ero presente quando, dopo la vittoria a Modena, il suo procuratore lo chiamò proponendogli tre anni di contratto a Cagliari, in serie A. Lui disse: "Sono il capitano del Bari, non mi muovo". Quel giorno è diventato il mio idolo".

Lo stopperone romano si è aperto ai suoi tifosi dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno, raccontando i suoi inizi, il suo approdo al Genoa, società che lo ha utilizzato più che altro come un pacco postale, fino ad arrivare al Bari, il suo sogno.

Ecco l'intervista integrale.

Martino Borghese, come è nata la sua passione per il calcio? "Da bambino, in casa. Siamo sei fratelli e abbiamo sempre giocato a pallone. In principio, si trattava soltanto di un divertimento: basti pensare che preferivo le partite in cortile all’impegno in una squadra vera. Alla fine, però, ho firmato per il Marino, un club di una cittadina dei Castelli romani. In seguito superai un provino per l’Inter che mi girò alla società dell’Accademia Internazionale. Lì mi notò Claudio Onofri che all’epoca era il direttore sportivo del settore giovanile del Genoa".

Genova ha rappresentato la prima svolta della sua vita? "Sì, perché lì ho conosciuto Torrente che allenava la Primavera rossoblu. Dopo la positiva esperienza nel settore giovanile, però, ho cominciato un lungo pellegrinaggio tra Viterbese, Pescara e Alghero, durante il quale il rapporto con il Genoa si è interrotto in un modo che non mi è piaciuto. Chissà,magari domani in Coppa Italia riesco a far mangiar le mani a qualcuno. Ad ogni modo, Torrente mi ha poi rivoluto a Gubbio: siamo stati promossi in B ed è arrivata l’occasione di Bari".

È vero che la trattativa per venire al Bari fu complicata? "Sì. Il Gubbio voleva monetizzare, così il Bari optò per acquistarmi in comproprietà. Ma mentre il club biancorosso mi ritoccò l’ingaggio, la società umbra mi lasciò al minimo federale. Io, però, accettai comunque l’offerta del direttore sportivo Angelozzi. Tuttavia, colpito dalle mie motivazioni, il presidente Matarrese ordinò di acquistarmi per intero: non lo dimenticherò mai. Da quel momento giurai che il Bari sarebbe diventata la mia causa. Ecco perché vivo con ansia il momento societario: questo è il mio sogno e nessuno me lo deve toccare".

Tra i suoi compagni più giovani su chi scommetterebbe? "Crescenzi e Forestieri diventeranno campioni. Ed occhio a Ceppitelli e Masi".

In campo si distingue per grinta e ardore, ma che tipo è Borghese fuori dal calcio? "Colgo l’occasione per chiarire che giocare con determinazione è ben diverso che essere un killer, come qualcuno mi ha etichettato. Io rispetto regole e avversari

e a fine partita stringo la mano a tutti. Sono un bravo ragazzo, credo in valori sani. Il calcio mi assorbe del tutto, per il resto

mi piace la play station o concedermi una cena in città: Bari è stupenda".

Si è accorto che i tifosi hanno un debole per lei? "Il sentimento è ricambiato. Il nostro è un pubblico unico. Vorrei tanto che i tifosi tornino in massa al San Nicola: mi vengono i brividi solo immaginando lo stadio pieno".

Questo, però, dipende dai risultati del Bari. "Credo fermamente all’aggancio ai play off. Stiamo imparando il gioco di Torrente e crescendo sul piano fisico. Acceleriamo in queste quattro gare prima della pausa. Poi faremo i conti".

Una missione che potrebbe essere agevolata dalla maglia blu: lei segna solo con quella divisa… "L’ho notato. Speriamo di indossarla più spesso".

Fonte TuttoBari.com