Il salernitano che conquistò Avellino: D'Angelo e l'inesorabile scalata irpina
Ogni squadra può vantare una propria bandiera, protagonisti di vittorie indimenticabili o imprese mai riuscite nella storia dei club stessi. Indimenticabili rimangono Bulgarelli, capitano del Bologna degli anni '60, Mazzola, Facchetti capitano della Grande Inter, Boniperti o via dicendo. Se preferite il calcio moderno, il cuore non può dimenticare Totti, Del Piero, Maldini o Javier Zanetti. Ad Avellino c'è un leader silenzioso, un giocatore che si mette a disposizione della squadra senza mai lamentarsi.
Il primo pensiero quando si sente dire Angelo D'Angelo può essere la scarsa originalità dei propri genitori nella scelta del nome ma ad Avellino D'Angelo è sinonimo di scalate, di imprese calcistiche. Non è facile per un giocatore di origine salernitana farsi amare dai tifosi irpini, ma il centrocampista ha catturato la stima del popolo biancoverde a suon di prestazione via via sempre migliori. Approdato ad Avellino nel dicembre 2009 dopo aver girovagato la serie D tra Voghera, Spal in C1, Reno Centese e Gelbison Cilento e Turris, D'Angelo è stato uno dei protagonisti della trafila che in quattro stagioni ha riportato l'Avellino in serie B.
123 presenze e 11 reti in maglia biancoverde per D'Angelo, che in 4 anni ne ha vissuto tante in Irpinia. Mai un lamento, per il tecnico Massimo Rastelli il centrocampista è una garanzia. Davanti alla difesa, mezz'ala oppure esterno del centrocampo sia a destra a sinistra, per il gladiatore di Ascea l'importante è solo giocare. Sempre disposto al sacrificio e a gettare il cuore oltre l'ostacolo, ha rifiutato nella scorsa estate il ritorno alla Salernitana preferendogli l'Avellino, "la mia sua nuova casa" dichiarò. La passerella in Coppa Italia contro la Juventus a Torino è stato un premio per la sua fedeltà alla maglia biancoverde. Ma Rastelli si affida a D'Angelo per un'altra impresa, riportare "il lupo" nella massima serie.


