Avellino, Iannarilli: "Gol al Catanzaro? Un orgoglio, ma mio figlio deve capire che il portiere deve prima parare"
Dopo l'incredibile rete siglata contro il Catanzaro, che ha permesso all'Avellino di strappare un pareggio prezioso, l'estremo difensore Antony Iannarilli ha rilasciato una lunga intervista a "Tuttosport". Un racconto che spazia dall'emozione del gol alla paura di dover abbandonare il calcio a causa di un delicato infortunio.
Il ritorno da protagonista di Antony Iannarilli (Avellino) non era affatto scontato. Il portiere ha sottolineato l'importanza di restare a disposizione dell'allenatore anche quando le gerarchie sembrano definite, mettendo sempre il bene del gruppo davanti ai singoli. "Non avrei mai immaginato un ritorno così", ha ammesso. "Faccio parte di un gruppo di 30 persone e tutti dobbiamo dare il massimo. Le scelte spettano all'allenatore e noi dobbiamo accettarle". Sul gol, che ha evitato una sconfitta considerata ingiusta per quanto creato in campo, ha aggiunto: "Per me è un grande orgoglio. Mi sono preso una responsabilità che fa parte della mia esperienza. Sono felice di aver aiutato la squadra ad avvicinarsi al traguardo".
Il percorso di Antony Iannarilli (Avellino) è stato segnato da una scalata partita dalla Serie D, ma il momento più buio è arrivato con l'operazione che ha messo a rischio la sua carriera. In quel frangente, una telefonata inaspettata è stata la chiave per non arrendersi. "Prima dell'operazione ho pianto molto, non sapevo se sarei tornato a giocare", ha confessato con estrema sincerità. "Poi ho ricevuto la telefonata di Emanuele Giaccherini (ex Napoli), che aveva vissuto la stessa situazione, e lì ho trovato una grande spinta. Mi sono detto che se lui era riuscito a tornare in A, allora potevo farcela anche io".
Per il portiere biancoverde, quello tra i pali è un ruolo che si sente nel sangue fin dalla tenera età. "Credo che portiere ci si nasca: fin da piccolo mi buttavo ovunque senza paura. È un ruolo bellissimo anche se complicato". Infine, un pensiero dolce e ironico rivolto alla compagna Francesca e al figlio Loris, di soli 4 anni, che ha vissuto in modo particolare l'ultima impresa del papà. "Mio figlio ora dice "gol, papà fa gol", ma sto cercando di spiegargli che non è una cosa normale. Col tempo capirà che il portiere deve prima parare e solo in casi eccezionali può segnare".


