Atalanta, Cristiano Doni "Resurrection Man"
Chiamatelo pure Resurrection Man, o se preferite, il signore della resurrezione. In tempi di Quaresima, ci permettiamo di scomodare il Vangelo. Perché Bergamo da parecchi anni ha il suo santo del dio pallone. Si chiama Cristiano Doni ed ha una caratteristica in grado di fare innamorare i tifosi dell'Atalanta: quella di smentire sempre e comunque gli "odiati" giornalisti. Noi cronisti lo diamo per finito? Lui risolve i guai a una Dea che da un po' di tempo in qua fatica a trovare la via del gol. Cristiano no, il capitano nerazzurro la porta la vede sempre, anche quando il suo allenatore, in questo caso Colantuono, gli chiede di cimentarsi nell'altra sua grande specialità: gli assist partendo dalla fascia. Giocava già così quando Trapattoni lo portò al Mondiale. Correva la stagione 2001-2002, sulla panchina della Dea sedeva un certo Vavassori. Il tecnico di Arcene, bergamasco doc, tra i suoi schemi non aveva quello col trequartista dietro le punte. Poco male, Cristiano Doni fa tutto. Ed ecco che, giostrando a centrocampo, realizza la bellezza di sedici reti in campionato, con una media, guardando le presenze, da far invidia a Pato: un gol ogni 120'.
Ma scordiamoci il passato. E passiamo alla tesi del giorno, tornando indietro di una manciata di mesi. Sole di luglio, Atalanta appena retrocessa, Cristiano Doni, trentasettenne, reduce da una stagione sfortunata: infortuni, partite sbagliate, il difficile rapporto tra il capitano e il generale Conte che elettrizza (in negativo) uno spogliatoio che sarebbe disposto ad andare persino all'inferno per Cristiano.
Ed ecco che Doni torna nel mirino della stampa: perché non smette? Perché non si mette dietro a una scrivania a consigliare dall'alto della sua immensa esperienza il giovane Alessandro Ruggeri? Dietro alle belle parole, c'è un consiglio che ai campioni non si deve dare: quello di appendere le scarpe al chiodo. Passa un mese e in casa Atalanta cambia tutto, arriva Antonio Percassi. Che, da tifoso atalantino quale è, Cristiano Doni lo vorrebbe vedere sempre in campo. Il presidente ha ragione, tutti noi, la stampa sportiva, torto. Nel girone d'andata il fenomeno nerazzurro gioca ed è sempre decisivo, fa sei gol che da soli fruttano a mister Colantuono una dozzina di punti. Resurrection Man, il nostro, non quello della fortunata serie Dc Comics, compirà 38 anni tra meno di un mese (il prossimo primo aprile) ed è davvero un super eroe: aiuta i giovani leoni atalantini a crescere, li consiglia, gli tira giustamente le orecchie e, quando serve, gli lascia il posto. Succede alla vigilia della partita che può decidere il campionato, il big match al Comunale tra Atalanta e Novara. Cristiano si toglie dalla mischia e senza fare una piega si accomoda in tribuna. Ma la Dea ha bisogno di lui, sempre e comunque, nonostante abbia già un erede che scalpita, Giacomo Bonaventura.
Si arriva a sabato, alla trasferta di Ascoli. I bergamaschi soffrono come matti, Colantuono si gioca la carta Doni. Che entra e cambia la partita, con l'Atalanta che torna bellissima e rimonta. Chi segna? Ovviamente il capitano, con un altro pezzo forte del suo repertorio: l'incornata. Ieri abbiamo titolato: "Cloniamo Cristiano". Perché quando Doni deciderà di appendere le scarpette al chiodo ci farà sentire terribilmente orfani. Un'idea potrebbe essere quella di "obbligarlo" a insegnare calcio a Zingonia. Talenti in Italia non ce ne sono più, chi meglio di Cristiano per dare vita a una cantera nerazzurra?


