QS: "Ascoli, rottura tra tifosi e società: 'Non vogliamo situazioni ambigue'"
"Ascoli, rottura tra tifosi e società: 'Non vogliamo situazioni ambigue'", titola il Quotidiano Sportivo.
La Curva Sud: "Il coinvolgimento di componenti dello staff in processi e inchieste mina la nostra credibilità".
Il comunicato, emesso sabato sera dai Gruppi Organizzati della Curva Sud dell’Ascoli Calcio, ha rotto l’equilibrio che si era creato tra società e tifosi. Un equilibrio fondato sul grande amore dei supporter per la propria squadra del cuore, seppur non sempre siano state condivise in questi anni certe scelte societarie. Ma è così: il tifoso deve fare il tifoso e la società che investe il denaro deve fare delle scelte, magari anche impopolari. Nel comunicato, però, si è andati oltre perché non si parla solo di calciomercato, seppure nella nota c’è un riferimento preciso al fatto che la squadra in queste prime tre uscite amichevoli non è parsa troppo competitiva. "Pretendiamo un mercato e una rosa all’altezza del nostro essere e del nostro blasone – hanno scritto – . Noi siamo l’Ascoli Calcio e investimenti e prospettive devono essere adeguate a ciò che ci onoriamo di difendere". Un messaggio chiaro e di certo anche la società dovrà fare maggior chiarezza anche su alcuni casi rimasti irrisolti come quelli relativi al capitano Federico Dionisi e a Mirko Eramo, due calciatori esperti, che in questi anni hanno dato tanto e non solo in campo alla causa-Ascoli, e che al momento sono ai margini del progetto di mister William Viali. Fare una squadra di soli giovani ‘scommesse’, può essere pericoloso, al di la del fatto che Botteghin, Bellusci e Buchel sono comunque garanzia di esperienza e carisma. Ma il messaggio principale è stato indirizzato soprattutto alla presenza nell’organico societario di figure che in passato sono state coinvolte in vicende legate al calcioscommesse: "La Curva Sud non può e non potrà mai accettare situazioni ambigue e poco chiare legate a chi rappresenta l’Ascoli Calcio, ad ogni livello e con ogni ruolo. Nelle nostre menti è ancora nitido e doloroso il ricordo di squalifiche e penalizzazioni, inchieste e processi inerenti al calcioscommesse. Abbiamo esposto privatamente alla società il nostro pensiero ma, a quanto pare, siamo rimasti inascoltati" [...].


