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Ascoli

Papà, raccontami del Presidentissimo

13.05.2022 13:44 di Marco Lombardi  
Fonte: legab.it
Rozzi

È il 3 marzo del 1968 e nelle Marche gran parte dell’attenzione è riversata sul derby Sambenedettese – Ascoli.

Ad un certo punto della partita un centrocampista dell’Ascoli resta a terra sofferente dopo un contrasto. Quel centrocampista dell’Ascoli che incoscientemente non porta i parastinchi si chiama Carlo Mazzone. La carriera da calciatore di colui che sarà poi facilmente riconosciuto da tutti come “Carletto”, finisce lì. Le preoccupazioni sono quelle di un ragazzo con famiglia che dovrà reinventarsi in altri modi per mantenersi economicamente, in anni in cui gli stipendi dei calciatori non garantivano stabilità.

Lo stesso Mazzone non poteva immaginare, nemmeno nell’ipotesi più ottimistica, che quella sarebbe stata la sliding doors più importante della sua vita.

Subito dopo l’infortunio Mazzone si sente dire queste parole: «Carlo, non ti preoccupare, guarito o no starai sempre con me».

A pronunciarle un geometra diventato da pochi mesi il presidente dell’Ascoli, colui che poi sarà riconosciuto da tutti come il “Presidentissimo” Costantino Rozzi, ad oggi la persona che è stata più influente e impattante nella storia del club marchigiano.

Mazzone da quel momento diventa prima allenatore delle giovanili dell’Ascoli e poi della prima squadra picena, ottenendo la prima storica promozione in Serie A nella stagione 1973 – 1974. Carletto vive ancora oggi ad Ascoli insieme alla sua famiglia ed è molto usuale vederlo passeggiare e incontrarlo per le strade della città, in luoghi storici come Piazza del Popolo.

L’impatto di Rozzi nell’Ascoli è evidente e anche noto al pubblico mainstream.

Oltre alla prima storica promozione e ad altre vittorie del campionato di Serie B nel 1978 e nel 1986, il Presidentissimo ha arricchito la bacheca del club con la Mitropa Cup nel 1987 (finale contro il Bohemians Praga), e portato a giocare al Del Duca calciatori come Liam Brady, Walter Novellino, Bruno Giordano, Pietro Anastasi e Oliver Bierhoff tra i tanti.

Ciò che è meno noto invece, è l’influenza social e culturale di Costantino Rozzi anche al territorio piceno.

Quando era presidente del circolo culturale Lions Club si dedicò a diverse attività di crescita per la città e per gli ascolani, la più rilevante tra queste è quella culminata con la nascita della Facoltà di Architettura ad Ascoli.

Indirettamente Rozzi è stato capace, grazie alla sua intelligenza sociale all’istinto tipico dei presidenti tuttofare di squadre di calcio degli anni ’70, di dare la sua impronta al destino del calcio italiano con scelte come quella di Mazzone (diventato l’allenatore con più panchine nella storia della massima serie, 792), o l’intuizione di portare per la prima volta in Italia Vujadin Boškov. Tutti conosciamo l’impatto nella cultura popolare del nostro calcio che hanno avuto i personaggi appena citati, e tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’acume di Costantino Rozzi.

La sua impronta a livello calcistico, nella fattispecie quella della sua azienda edile “Fratelli Rozzi”, è visibile anche nella costruzione degli stadi di Via del Mare a Lecce, il Partenio di Avellino, quello che oggi è il Ciro Vigorito di Benevento, il Romagnoli di Campobasso e ovviamente il Del Duca di Ascoli.

La simbologia creatasi attorno al personaggio Rozzi, i suoi gesti ancora oggi ricordati col sorriso sulle labbra dai tifosi più attempati ad Ascoli, la scaramanzia che lo accomunava ad altri miti di provincia come Romeo Anconetani, sono ancora vivi e visibili nell’Ascoli dei giorni nostri.

Per citarne una, il “Picchio” gioca con i calzettoni rossi proprio in onore delle calze lunghe indossate per scaramanzia dal presidente, ogni volta categoricamente di colore rosso.

Quella di Costantino Rozzi è la storia di uno dei miti di provincia che ha cambiato per sempre il destino di una città come Ascoli e in buona parte del calcio italiano.

La promessa di “rimanere sempre insieme” fatta a Carlo Mazzone da Anconetani è rimasta valida anche per descrivere il suo legame con la città e la squadra: Ascoli e Costantino Rozzi resteranno per sempre insieme.

 


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