CALCIOSCOMMESSE, "Micolucci non è credibile"
E' cominciato davanti alla Corte di Giustizia federale, riunita a Roma presso l'Hotel Parco dei Principi, il processo d'appello per il calcioscommesse. Sedici tesserati e sedici società hanno fatto cinque minuti di tempo a testa per illustrare i ricorsi contro la sentenza di primo grado del 9 agosto. Tempi strettissimi, dunque, per consentire all'organismo giudicante di prendere le decisioni del caso e dare lettura delle sentenze entro la giornata di venerdì.
E' stato chiesto l'esame congiunto delle posizioni dell'Atalanta, dei suoi tesserati Manfredini e Doni e di Santoni (vedi Atalanta-Piacenza, ma il preparatore dei portieri del Ravenna e ormai ex socio di Doni nella deposizione ha ammesso di aver millantato), con la Procura della Figc che pretende di dimostrare la fondatezza dell'impianto accusatorio basandosi su tutte le intercettazioni in cui si parla del capitano nerazzurro come di ua sorta di garante di tutte le combine.
L'avvocato Salvatore Pino, dal canto suo, insiste sulla mancanza di credibilità di Micolucci, il "pentito" che in alcune telefonate promette di vendersi la partita tra l'Ascoli per poi scaricare su Manfredini - con cui avrebbe stretto in campo il patto per un pareggio "utile a entrambe le squadre" - la colpa del mancato 2-1 per i bergamaschi davanti al clan di scommettitori. "Esiste un'intercettazione dalla quale emerge l'esistenza di un accordo per la vittoria dell'Atalanta - è la tesi difensiva del legale dei due giocatori atalantini -. Micolucci avrebbe dovuto salutare Doni prima del match, ma in un'altra telefonata dice di non conoscerlo né di averlo mai visto. Manfredini non doveva nemmeno giocarla quella partita, era in campo perché un compagno s'è infortunato nel riscaldamento. E poi il difensore ascolano oppose un netto rifiuto, come ha affermato in una circostanza, oppure andò dai compagni per chiedere il loro parere? Non è credibile".


