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Ascoli, un'impresa per Rozzi

Ascoli, un'impresa per Rozzi TuttoB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
autore
Federico Errante
lunedì 19 dicembre 2011, 07:25Ascoli

“La famiglia, il lavoro, la squadra, tutte le mie attività mi aiutano a sentirmi giovane. Mi piace la vita, ma non spero di vivere un altro mezzo secolo. Spero piuttosto di salvare quest'Ascoli”. Era il 1979 e nel giorno del suo cinquantesimo compleanno così parlò Costantino Rozzi. Di anni il presidentissimo bianconero non ne visse molti di più. Il 18 dicembre 1994 Costantino perse la sua battaglia più importante contro un’atroce malattia. Nella sua vita ne aveva vinte tante. Sin da quando, quasi per una casualità, prese in mano l'Ascoli nel lontano 1968, dicendo che l'avrebbe guidata solo per un anno. Poi però le stagioni furono ben venticinque e da lì nacque la leggenda.

Oggi, a distanza di diciassette anni, l'Ascoli può contare ancora su di lui. Il Picchio espugna Crotone e la salvezza non è più un miraggio. La mano di Rozzi c'è e si vede: quando i bianconeri scendono in campo coi calzettoni rossi è vittoria, che l'avversario si chiami Cesena o Salernitana, Padova o Reggina non cambia. “Se può servire sono pronto a chiamare anche una fattucchiera: sarei anche disposto ad un compromesso col Padreterno pur di salvare l'Ascoli”, amava ripetere il presidentissimo. E quel compromesso deve averlo fatto per davvero. Ascoli non dimentica e così oggi pomeriggio, alle 18 in Duomo, sarà celebrata la santa messa in ricordo del presidente. “Quando si diffuse la notizia della sua scomparsa, la comunità ascolana fu scossa peggio che da un terremoto - ricorda il parroco della Cattedrale, don Baldassarre -. Veniva a crollare un supporto portante della vita sociale e imprenditoriale della città. Oggi, a distanza diciassette anni, il tempo sembra che non sia trascorso, la partita non sembra finire, perché la sua presenza continua ad emergere, non solo per l’Ascoli Calcio, quanto per la sua carica di umanità che diede fierezza e dignità agli ascolani”.

“Quando non sarò più in panchina, vorrei continuare a veder giocare l'Ascoli”, disse una volta Costantino. La sua preghiera suona oggi come una promessa.

© Riproduzione riservata
Fonte Corriere Adriatico