Ascoli, pres. Benigni: "Via Papa Waigo? Tutte chiacchiere"
“Adesso basta, non servono chiacchiere ma solo fatti”. Molto chiare le parole del presidente bianconero Roberto Benigni, in riferimento alla controreplica di Francesco Bellini sul fallimento della trattativa per la cessione dell’Ascoli.
Presidente, perchè è arrabbiato?
“Chi vuole bene all’Ascoli e alla sua storia ultracentenaria deve agire di conseguenza, invece c’è chi si intromette forse per cercare maggiore visibilità...”.
Bellini ha scritto che lei quando acquistò l’Ascoli ci mise un mese non certamente 8 giorni, è vero?
“Rispondo che non è così, che inizialmente c’erano altri interessati a rilevare l’Ascoli, poi l’ultima sera quando ci siamo incontrati dalla famiglia Rozzi eravamo rimasti solo in tre: il notaio Nazzareno Cappelli, Guido Manocchio ed io. Iniziammo subito la trattativa che fu chiusa nella notte. Nel 1968, quando ho contribuito a formare la nuova società insieme ad altri ascolani, Rozzi fu coinvolto successivamente e scelto per diventare il presidente dell’Ascoli. La storia dell’Ascoli la conosce chi l’ha vissuta come me, non come chi fa credere di conoscerla solo per motivi di immagine!
Il passato è il passato.
“Dopo la morte di Rozzi nel 1995 quando c’è stato bisogno di nuovi soci, non conoscevo ancora Bellini. Successivamente nel 1998 fu invitato ad entrare nell’Ascoli come socio e lui che anche in quel periodo si faceva seguire dalla stesso studio legale di Bologna, dopo un resoconto ci rispose che non avrebbe investito in una società dove si rischiava di perdere soldi.”
E’ vero che le ha dato fastidio che la proposta uscisse fuori proprio dopo la vittoria dell’Ascoli?
“Lo so, ma quando proviamo ad alzare la testa, c’è sempre qualcuno che cerca di ributtarci giù, mettendo in giro storie che non hanno senso. Per questo adesso dico basta e penso solo ad uscire vincitore sul campo con la squadra. La squadra sta reagendo anche grazie ad un tipo di gioco più adatto alle nostre caratteristiche. I giocatori devono stare sereni e continuare come stanno facendo adesso. Sono sempre stato convinto che questa squadra ha i mezzi adeguati, ne ero convinto prima, lo sono anche adesso”.
Sperava in un altro successo esterno dopo quello di Brescia?
“Da tifoso ci spero sempre, anche se fuori casa giocando come abbiamo fatto noi se si prende un punto non si può condannare nessuno. La vittoria è stata meritata: decisiva o la mossa di Silva di mettere Falconieri. Mi ha emozionato molto nel vedere i ragazzi abbracciarsi a fine gara”.
E adesso?
“Sono convinto che abbiamo intrapreso un nuovo percorso di crescita mentale e di gioco, ma dobbiamo pensare ad una gara alla volta”.
Un nome su tutti: Papa Waigo?
“E’ una persona speciale, di grande valore etico, per il rapporto che ho con lui lo vorrei sempre vicino anche in futuro”.
Quindi smentisce la voce che lo dà in partenza a gennaio?
“Solo chiacchiere messe in giro ad arte che smentisco categoricamente, sia per quanto riguarda Papa Waigo che gli altri. Sono giocatori dell’Ascoli punto e basta. E poi i nostri sono giocatori che possono ambire a squadre di serie A”.
Pasqualini, ad esempio è un ragazzo cresciuto nel vivaio bianconero che sta emergendo in serie B.
“E’ un ragazzo serio, che conduce una vita da atleta”.


