Ascoli, Papa Waigo: "A Verona sono diventato un calciatore"
N’Diayè Papa Waigo come Pedro Troglio, Peppe Iachini, l’indimenticabile Josè Guimenez Dirceu e Adelio Moro. Giocatori che hanno fatto la storia dell’Ascoli e che hanno giocato anche con la maglia del Verona. L’attaccante senegalese che da piccolo voleva fare l’erborista domani al Bentegodi sfiderà il suo passato. Era ancora un piccolo calciatore in erba, quando a soli 17 anni lasciò il Senegal per raggiungere l’Italia e approdare al Verona. Era il 2002 e al Bentegodi ci rimase per tre anni disputando 65 partite e segnando undici reti con la maglia degli scaligeri. Da allora ne è passato di tempo. Oggi Papa Waigo di anni ne ha 28 e domani, quando affronterà il Verona da avversario, farà di tutto per difendere la maglia bianconera, proprio come hanno fatto i quattro bianconeri che lo hanno preceduto e giocato anche con il Verona. “Sono cresciuto calcisticamente nel Verona - racconta l’attaccante di colore che finora ha segnato nove gol in campionato contribuendo in maniera notevole alla risalita in classifica dell’Ascoli -. Quando arrivai a Verona ero molto giovane e non conoscevo la lingua italiana e tanto meno questo nuovo Paese. Avevo solo un sogno: volevo diventare un vero calciatore. Giocai per tre anni in prima squadra e oggi posso dire che a Verona ho capito cosa significasse fare il calciatore a tempo pieno. Il mio sogno era giocare al calcio e ci sono riuscito”.
Da quella prima esperienza, il guerriero senegalese ne ha fatta di strada, fino a dedicare le sue giocate all’Ascoli e a dichiarare fedeltà alla maglia bianconera. Per lui la partita di domani sarà come fare un viaggio nella sua storia di calciatore. “Torno in un stadio che conosco molto bene - dice l’attaccante che ha compiuto 28 anni il 20 gennaio -. In questo periodo il terreno di gioco potrebbe essere ghiacciato a causa della tanta neve caduta questi giorni. Poco male. Stringeremo i denti cercando di superare tutte le difficoltà. Ormai ci siamo abituati e sappiamo che non dobbiamo mai mollare. Guai a rilassarci anche per un solo attimo. In questo campionato con due vittorie ti trovi su e con due sconfitte ti ritrovi giù. Non si può alzare la testa finché non c’è la matematica certezza della permanenza in serie B. Dobbiamo solo pensare a correre.
Di sicuro l’attaccante nato a Saint Louis tanta neve non l’ha mai vista, lui che proviene dal cuore dell’Africa: Premetto che onestamente la neve non mi piace, però è la natura e non possiamo farci niente - dice Papa Waigo -. Dal punto di vista degli allenamenti però posso dire che è stata una vera fortuna avere la possibilità di allenarci sui campi sintetici. Strutture come il Città di Ascoli sono veramente rare in Italia.
Niente emozioni per il senegalese, neppure di fronte al suo passato. Ora ha un unico obiettivo: “E’ quello della squadra: la salvezza. Ho deciso di restare qui, perché credo in questa impresa”.
Papa Waigo è abituato a lottare. Proviene da una terra dove la sopravvivenza è un’esigenza quotidiana. E’ anche abituato a condividere tutto con gli altri: Mi sento parte di un gruppo strepitoso, i compagni mi rendono tutto più facile - dice l’attaccante di colore -. Sono un professionista e ho giocato con tante spalle diverse, per questo non ho preferenze su quale compagno di reparto sia migliore per le mie caratteristiche. L'importante è cercare di capire velocemente il tipo di gioco che predilige il tuo partner, in modo da integrarti al meglio.


