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Ascoli, Monachello: "Qui perché è una piazza seria, ha tutte le componenti per poter fare bene"

17.01.2018 21:00 di Christian Pravatà  Twitter:    articolo letto 376 volte
Fonte: www.ascolipicchio.com
© foto di Antonio Vitiello

Si è presentato così agli organi di informazione l'ultimo volto nuovo di casa Ascoli, Gaetano Monachello:

"Sono venuto all'Ascoli perché è una piazza seria, che ha tutte le componenti giuste per poter fare bene. Sono tanto soddisfatto della scelta fatta fra le opportunità che grazie a Dio avevo. Ho una grande fame e tanta voglia di ripartire. A Bari avevo avuto qualche problema legato a delle ernie e questo ha rallentato il mio volo impedendomi di partecipare all'Europeo Under 21. Ma ora voglio ricominciare, Ascoli è un punto di partenza, già dal primo giorno qui sono stato colpito dall'ambiente, dall’organizzazione, al pari di quella dell’Atalanta. Quando mi lego a una maglia è come se fosse la mia fidanzata, la difendo alla morte e darò tutto per l'Ascoli. Sono motivatissimo, orgoglioso di essere qui e sono contento di poter dare una mano. La vita non mi ha mai regalato niente, da piccolo giocavo sui campi in terra battuta e ora sono io che devo qualcosa alla Società, al Direttore e ai compagni, darò tutto quando sarò chiamato in causa. Una piazza calorosa e importante come questa di Ascoli potrebbe portarmi a fare tanto. Il Direttore mi aveva cercato già un anno fa e quindi era destino che questo matrimonio si facesse".





Monachello ha poi spaziato su tanti argomenti:

 

Caratteristiche: "Mi piace sia dare una mano che giocare la palla. Nelle giovanili dell'Inter ci impiegavano in più ruoli proprio per insegnarci ad essere flessibili".

 

Serie B e match di sabato col Cittadella: "E’ un campionato molto strano in cui servono umiltà, equilibrio, testa giusta e tanta concentrazione. Basta vincere tre partite e ci si ritrova in alto e, viceversa, se ne perdi altrettante, torni in basso. Il Cittadella è una squadra fastidiosa, super organizzata, con un gruppo che gioca insieme da 4-5 anni, quindi bisogna stare attenti, è una gara insidiosa, la classica squadra di B che sa giocare la palla. Ricordo ancora la sconfitta subita a Palermo 3-0 per mano del Cittadella. Comunque io sabato sarò pronto per dare il mio contributo".

 

Il soprannome "Kun": "Me lo porto dietro dalla Nazionale, avevo le scarpe della Puma, il modello 'kun', come Rosseti e il CT Di Biagio ci scherzò su così i compagni mi diedero questo soprannome che mi è rimasto ancora nel gruppo whatsapp”.

 

Idoli: "Da piccolo quando giocavo nelle giovanili dell'Inter era Ronaldo, ma non mi ispiro a lui sia perché abbiamo caratteristiche diverse, sia perché lui... è lui. Non ho una squadra del cuore perché il mio paese d'origine è a metà strada fra Catania e Palermo".

 

Spogliatoio: "All'inizio quando entro in uno spogliatoio nuovo ho sempre un po' di timore così ieri, quando sono entrato in quello dell'Ascoli, mi aspettavo che ci fossero dei gruppetti, come capita in genere. Ho trovato invece un gruppo unico, Buzzegoli e  Lanni sono stati disponibilissimi nei miei confronti e così tutti gli altri. E' difficile il primo giorno uscire da uno spogliatoio nuovo e non vedere l'ora di tornarci. Conosco molti calciatori dell'Ascoli, ho giocato insieme a Rosseti e vi svelo una curiosità: in Under 21 ogni volta che ha giocato insieme a me ha segnato. Ganz? Lui è un grande attaccante con tanta voglia di riscatto come me e questa Società ci dà modo di esprimerci perché non fa mancare veramente niente".

 

Primo impatto con l'Ascoli: "Mi ha colpito la voglia del Mister, dello staff e del gruppo di raggiungere la salvezza. Ho trovato una cura dei minimi dettagli da parte dello staff negli esercizi in palestra e sul campo. Con la cultura dell'Ascoli di puntare sui giocatori di prospettiva si possono fare belle cose. Quando hai un centro sportivo, uno staff organizzato, il materiale sportivo da subito, chi ti cura l'aspetto social e chi l'alimentazione non hai altro a cui pensare che a giocare. Non hai altri pensieri".

 

La scelta del n. 45: "E' un numero molto importante perché mi lega a Nonno Gaetano, scomparso quando giocavo negli Allievi dell'Inter. Nonostante fossimo tanti nipoti, aveva regalato solo  a me una scarpetta da calcio Kronos e quando me la diede mi disse che con quella sarei dovuto arrivare in Serie A. Quando andai all'Atalanta presi subito il numero 45 in omaggio a lui, nato il 4/5/45. Qui ad Ascoli è stato possibile riprenderlo e lo faccio con enorme piacere".





Famiglia: "E' sempre stata molto importante, mi ha seguito fin da piccolo quando mi seguì a Milano, mi ha sempre dato una mano per farmi lavorare al meglio. Anche oggi con me c'è mio padre che mi ha aiutato col trasloco ad Ascoli nella mia nuova casa in centro".





Condizione fisica: "Sto bene, mi sono sempre allenato, anche durante le vacanze di Natale. Dopo il gol messo a segno contro la Salernitana ho capito che il vento era cambiato e nell'esultanza che ho fatto credo si sia visto che avevo voglia di spaccare il mondo".

 



Esperienze precedenti: "Ho scommesso su me stesso quando ho deciso di giocare all'estero, anche se il sogno era di tornare prima o poi in Italia. Ho imparato l'inglese anche perché ero l'unico italiano in squadra e mi sono immerso totalmente nelle culture che ho trovato; tutte le esperienze mi hanno lasciato qualcosa. A Monaco? All'inizio avevano deciso di puntare sui giovani di prospettiva, ma poi il Presidente cambiò strategia e acquistò gente importante come Falcao. Tutte le esperienze mi hanno fatto crescere sotto tutti i punti di vista e a 23 anni mi sento pronto anche ad essere leader coi miei compagni. Sono pronto per qualsiasi battaglia".

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