Ascoli, la favola di Papa Waigo
C’era una volta un villaggio africano che viveva minacciato da un grande serpente giallo chiamato Dinkidanko. L’animale aveva sulla testa due lunghe corna e ovunque passasse distruggeva raccolti e terrorizzava grandi e bambini. Un giorno si presentarono tre giovani guerrieri, si inchinarono davanti al re e si offrirono per sconfiggere il serpente. Chissà quante volte il piccolo N'Diayè avrà ascoltato questa fiaba prima di prendere sonno. E chissà se oggi, dopo ogni gol segnato, la sua mente non torni al passato. Da quando mosse i primi passi in un quartiere poverissimo di Saint Louis, o Ndar come è chiamata in Wolof, capoluogo della regione omonima della Repubblica del Senegal, di strada il piccolo Papa Waigo ne ha fatta parecchia. “Un gol. Basta un gol”, ripeteva anche quando il pallone a cui dare i calci era di stracci e fango.
Oggi N'Diayè ha quasi 28 anni. Gli ultimi dieci li ha vissuti quasi tutti in Italia. Prima a Verona, poi a Cesena, quindi Firenze, Genova, Lecce e Grosseto. Ora il suo presente si chiama Ascoli. Ma oggi, come ieri, ogni gol per Papa Waigo è qualcosa di più. Il pallone non parla, allora ci pensa lui. Con la sua esultanza che è proprio come una danza tribale: tre passi e un colpo con la mano sulla nuca. “Lo fanno in Senegal i nostri guerrieri prima di lottare”, spiega l’attaccante dell’Ascoli e bomber bianconero con sei gol segnati finora.
Ma ognuno gioisce in modo diverso. Come non ricordare i balletti di Roger Milla, le capovolte di Faustino Asprilla, la mitraglia di Batistuta, la lingua di Del Piero, il ciuccio di Totti, l’urlo di Marco Tardelli. Perché esultare è un’arte, è la cifra stilistica di ogni campione, è la manifestazione della felicità. Ogni gesto però racchiude sempre un pensiero, una storia, un ricordo. Da qualche anno N'Diayè Papa Waigo ha aperto una scuola nella sua terra e la finanzia per aiutare i bambini poveri di Saint Louis a studiare e giocare a calcio. Ogni gol di Papa Waigo regala un sorriso a quei bambini e la danza è per loro un abbraccio.
Ma i giovani guerrieri hanno poi sconfitto il serpente giallo? I tre si consultarono tra di loro, parlarono a lungo, si confrontarono su paure e sogni. E alla fine compresero che solo insieme e uniti avrebbero potuto liberare il villaggio dalle prepotenze dell’animale. Perché nella vita ti devi conquistare tutto, non ti viene regalato mai niente: “Devi lottare come i guerrieri senegalesi”, racconta spesso il calciatore. E allora avanti così. Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante.


