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Ascoli, Di Donato cuore Toro: "Vorrei tanto rivedere il Filadelfia"

Ascoli, Di Donato cuore Toro: "Vorrei tanto rivedere il Filadelfia" TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
giovedì 12 gennaio 2012, 21:00Ascoli

E’ cresciuto mangiando pane e Toro, tra gli spogliatoi vecchi del Filadelfia guardando da vicino un Torino che viveva i suoi ultimi fasti di gloria per poi prepararsi agli anni bui con la gestione Calleri. Dall’esordio in prima squadra sono passati molti anni, Daniele Di Donato, oggi capitano dell’Ascoli, è diventato un uomo vero, punto di riferimento per i compagni bianconeri che da anni si aggrappano alla sua esperienza per essere guidati alla salvezza. A Torino, anche se lontani, ha lasciato ottimi ricordi, ma sabato da avversario dovrà mettere da parte l’emozione che ogni volta prova nel tornare nella città che lo ha visto crescere, per cercare con l’Ascoli di ottenere punti preziosi in chiave salvezza.

Di Donato, come Ascoli avete vissuto un inizio di stagione travagliato, ora con l’arrivo del tecnico Silva sembra che abbiate imboccato la strada giusta.

“Si in effetti anche quest’anno siamo partiti male e ora ci tocca rincorrere le altre squadre, oramai siamo abituati a questo trend perché  si ripete ogni anno. Dobbiamo fare punti per cercare la salvezza, ma ora stiamo facendo abbastanza bene, siamo in un momento positivo”.

Suo malgrado lei ha dovuto convivere con il problema calcio scommesse. Quali sono le sensazioni, i sentimenti di un giocatore che suda sul campo per conquistare i tre punti e poi magari dopo un po’ se li vede togliere?

“Brutta, è una brutta sensazione. Noi ne siamo stati coinvolti quest’estate e ci sentiamo danneggiati due volte, la prima sul campo durante la gara e poi dopo per le penalizzazioni. Senza quei punti che ci sono stati tolti, ora saremmo in tutt’altra posizione di classifica e saremmo fuori dalla lotta per la salvezza. Purtroppo dobbiamo prenderne atto, anche se fa rabbia e dobbiamo cercare di combattere ancora di più sul campo gara dopo gara”.

In effetti siete in un periodo positivo, mentre il Torino arriva da una sconfitta ed un pareggio, è questo secondo lei il momento migliore per affrontare i granata?

“No non direi proprio, perché il Torino malgrado gli ultimi risultati rimane una grande squadra, è stata ben costruita ed ha un allenatore di grande valore ed esperienza. Noi non dobbiamo farci distrarre da questi loro ultimi risultati perché non sono assolutamente segnali di crisi, il Torino punta alla serie A come è giusto che sia per una squadra con quel blasone e poi, lo sapete meglio di me, la prima gara dopo la pausa invernale non fa mai testo”.

Visto che abbiamo iniziato a parlare di Torino, quale è il primo ricordo che le viene in mente della sua esperienza in granata?

“Quando io ero al Torino ero un ragazzino, ma sicuramente il ricordo più bello è il mio primo gol in maglia granata al Delle Alpi contro il Padova. Era la mia seconda presenza da titolare”.

Lei è uno degli ultimi ‘figli’ del Filadelfia, che ricordi ha di quell’ambiente?

“La vicenda del Fila brucia, fa male. Ne parlavo l’altro giorno con Aloisi (allenatore in seconda dell’Ascoli, ndr) ed eravamo concordi nell’affermare che solo chi ha giocato in quel campo può capire certe cose. La magia di quel prato è indescrivibile … dal sottopasso quando si entrava in campo, al campo fatto a schiena d’asino … Là era dove si costruivano i ragazzi del futuro, è un vero peccato che l’abbiano abbattuto e spero vivamente che sia la volta buona che si riesca a ricostruirlo, in modo che possa tornare ad essere la Cattedrale del Toro”.

Ha mai sperato nella sua carriera di fare ritorno al Torino?

“La speranza l’ho sempre avuta, purtroppo però le strade non si sono mai più incrociate, però il Toro mi è rimasto nel cuore e spero vivamente che torni ai fasti di una volta, del Toro quando c’ero io, con Cravero, Lentini … con Mondonico in panchina”.

Lei ha ormai tanti anni di calcio alle spalle, ha visto la serie A e la serie B, come si cura questo calcio malato? Come si fa a dare spazio e a formare i giovani emergenti che si stanno proponendo in questo campionato?

“La crisi c’è, è inutile negarlo, le società pensano a tesserare i ragazzini a scapito dei calciatori vecchi, per abbassare i costi, mentre invece ci vuole il giusto mix, ci vuole il giovane che possa crescere accanto al vecchio, grazie ai suoi consigli e alla sua esperienza. Il giocatore ‘vecchio’ deve trasmettere al giovane il suo entusiasmo  e farlo crescere”.

Come si può battere il Torino sabato?

“Non sbagliando nulla, stando attenti ai minimi particolari ed essere al 100% della concentrazione e della forma, e poi … sperare che il Toro sbagli qualcosa”.

Secondo lei quali sono le candidate alla promozione in serie A?

“Sicuramente il Torino e poi direi il Verona, squadra molto quadrata. Per la terza piazza se la possono giocare Sampdoria, che sicuramente recupererà lo svantaggio nel girone di ritorno, poi il Pescara ed il Padova”.

© Riproduzione riservata
Fonte piemontegol.it