Ascoli, Castori: "Ecco la mia verità"
Esattamente una settimana Fabrizio Castori, l’allenatore che ha scritto una delle pagine più belle della storia dell’Ascoli con la magica salvezza ottenuta lo scorso campionato, viveva il suo giorno peggiore: la sconfitta a Bergamo e il relativo esonero. Dopo un periodo di silenzio, per la prima volta Castori accetta di spiegare cosa è successo all’Ascoli.
Mister, cosa prova in questo momento?
“Molta amarezza per come è finita la mia esperienza all’Ascoli”.
E’ lo stesso sentimento che ha provato quando ha dovuto lasciare la Salernitana e il Piacenza?
“Assolutamente no, perché non avrei mai immaginato risultati così negativi. E poi i sentimenti che mi legano ai colori bianconeri dell’Ascoli sono molto più forti. D’altronde allenare l’Ascoli è sempre stato il mio sogno”.
Non si è mai domandato: chi me lo ha fatto fare di rimanere?
“Mai. Non rimpiango la scelta che ho fatto perché vado sempre dove mi porta il cuore. Un anno fa ho accettato perché il cuore ha avuto il sopravvento e sono rimasto per lo stesso motivo”.
Sabato i tifosi hanno invocato il suo nome a gran voce con il coro “Castori uno di noi”...
“La riconoscenza dei tifosi conferma che ho fatto la scelta giusta nel rimanere all’Ascoli. I tifosi bianconeri mi conoscono e sanno che ho dato tutto e di più per l’Ascoli ”.
Qual è il suo maggiore rimpianto?
“Quello di non essere riuscito a mantenere l’organico della passata stagione. So che per alcuni giocatori era impossibile, ma per altri no. Qualche giocatore che a giugno è andato via ha sperato di tornare”.
Si riferisce a Calderoni?
“Non solo, mi riferisco anche a Cristiano e Juan Antonio. Tutti e tre mi telefonavano ogni giorno. Juan Antonio anche durante il ritiro pre campionato quasi piangendo. Forse se ci fossimo mossi subito lo avremmo riportato ad Ascoli. Purtroppo anche gli altri si sono accorti del suo valore e ora è osservato da Milan, Inter e Napoli. Anche Cristiano mi telefonava, mentre la vicenda legata a Calderoni sapete tutti come è andata a finire”.
Immaginava che dopo appena quattro mesi dalla magica salvezza la sua avventura bianconera terminasse così?
“No e ne soffro tanto”.
Una partenza a razzo e poi il crollo: perchè?
“Sicuramente hanno inciso gli infortuni, poi aggiungerei qualche sconfitta immeritata. E’ subentrata la sfiducia, ma ha influito parecchio la mancanza di giocatori in alcuni ruoli che hanno portato la squadra ad abbassare il livello delle prestazioni”.
Cosa manca all’Ascoli?
“Essenzialmente un attaccante capace di trovare il gol con una certa facilità, un esterno che sappia saltare l’uomo e un terzino sinistro. La squadra della passata stagione era la più giovane del girone di ritorno: ciò significa che avrebbe avuto un futuro. Non aver potuto mantenere quel gruppo è stato per me una delusione”.
Quale è stato e quale è il suo rapporto con il presidente Benigni?
“Ottimo, nonostante l’esonero. Ero gratificato di potergli essere utile e questo mi dava i giusti stimoli. Continuo a nutrire stima nei confronti del presidente. Mi sentivo parte in causa e ho sperato di poter contribuire nel ricucire il rapporto tra lui e la tifoseria, di poter ricreare l’armonia. Il presidente ha fatto dei sacrifici; avrebbe voluto riprendere i giocatori che volevano tornare. Non è colpa sua se poi non sono arrivati”.
Come sta vivendo il distacco con l’ambiente bianconero, la squadra e i tifosi?
“Non è stato facile lasciare i giocatori. E’ stato un momento commovente quando li ho salutati uno ad uno. Per quanto riguarda i tifosi per me non è un distacco perché mi sento parte integrante della tifoseria: sono uno di loro!”.
Cosa farà Castori da grande?
“Vado in giro a vedere le partite dei vari campionati ma seguirò sempre l’Ascoli. Il mio cuore batterà per l’Ascoli e i miei giocatori. Già dallo scorso anno il gruppo era forte, affiatato, aveva grinta e carattere. Ma non nascondo il fatto che il mancato ritorno di qualche giocatore, che avrebbe fatto carte false per indossare la casacca bianconera, ha complicato le cose”.


