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Ascoli, Carlo Mazzone: "Vicini alla meta"

Ascoli, Carlo Mazzone: "Vicini alla meta" TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Federico Errante
giovedì 26 maggio 2011, 06:13Ascoli

Ci sono tante analogie tra Ascoli-Triestina di domenica prossima e Ascoli-Cagliari disputata il 15 maggio di ventotto anni fa, entrambe nell’ultimo turno di campionato. L’unica differenza sta nel fatto che gli alabardati sono già retrocessi mentre nel 1983 il Cagliari era ancora in corsa per la salvezza tanto da avere un punto in più dei bianconeri alla vigilia dell’ultima giornata del torneo di serie A, ma oggi come allora l’Ascoli ha assoluto bisogno della vittoria per non imboccare la strada dello spareggio playout e non vedersi materializzare l’incubo della Prima divisione. Uno dei protagonisti, se non il principale, di quella storica salvezza entrata a pieno diritto tra i ricordi più belli del glorioso club bianconero, è stato Carletto Mazzone.

“Fu un partita eccezionale - ricorda il tecnico - carica di tensioni alla vigilia del match: se non avessimo vinto contro il Cagliari saremmo retrocessi in serie B e per una città come Ascoli sarebbe stata una tragedia”.

Quali furono le sue emozioni?

“Ricordo che lo stadio era completamente esaurito: in quella stagione realizzammo 23 dei 27 punti finali proprio al Del Duca, una fossa dei leoni, un campo terribile per tutti, Juventus, Inter, Milan comprese. Non iniziammo bene la gara perchè i miei giocatori erano piuttosto tesi. Poi il gol di Greco sbloccò il risultato e la gara si mise in discesa”.

Ma se non ci fosse stata quella rovesciata di Nicolini sulla linea di porta a salvare il risultato forse il destino dell’Ascoli e di Mazzone sarebbe stato diverso?

“E’ vero, Enrico fu eccezionale perchè oltre a salvare il vantaggio siglò una stupenda rete nei minuti finali che tagliò le gambe ai sardi. A quel punto capimmo tutti che ce l’avremmo fatta a salvarci. Ma la gioia più grande fu un’altra”.

Quale?

“Quando l’arbitro fischiò la fine dell’incontro, il presidente Costantino Rozzi scattò come una molla dalla panchina e fece il giro del campo più veloce di un quattrocentometrista! Poi si fermò sotto la curva Sud ad abbracciare i tifosi che volevano a tutti i costi invadere il terreno di gioco. Mi commossi ed è uno dei ricordi che custodisco gelosamente. Non racconto poi cosa accadde negli spogliatoi...”.

Oggi come allora l’Ascoli sta per salvarsi grazie al suo allenatore?

“Faccio i miei più sinceri complimenti a mister Castori perchè può compiere un’impresa eccezionale. Ha preso la squadra all’ultimo posto nonostante tutto quello che è accaduto in questa stagione. Per un allenatore perdere un punto per motivi che esulano dal discorso sportivo è come ricevere una stilettata. E il dolore è lo stesso per i calciatori e per la società. Voglio elogiarlo quindi a nome di tutti gli allenatori”.

In che senso?

“Perchè non c’è più rispetto per gli allenatori. Oggi si parla di loro solo quando vengono esonerati. Non hanno tempo di avviare un percorso, un progetto, perchè già dopo un anno sono merce avariata da buttare via. Molti presidenti vogliono tecnici aziendalisti ma non si rendono conto che la figura dell’allenatore è un punto di riferimento fondamentale non solo per la squadra ma per tutto l’ambiente. Volete sapere la verità? Oggi gli allenatori contano meno di quanto non contassero allora. anzi, molto di meno”

Domenica pomeriggio sarà una festa come il 15 maggio del 1983?

“Calma e gesso, nel calcio nulla è scontato e ci sono precedenti che non mi va nemmeno di citare per scaramanzia (Roma-Lecce con i giallorossi a un passo dallo scudetto e i salentini già retrocessi, ndr). La Triestina non verrà a trascorrere la vacanza e poi Salvioni è un tecnico tosto. Per fortuna ho visto un Ascoli in condizione atletica eccellente nonostante la strepitosa ma faticosa rimonta. Posso concludere che l’Ascoli è un passo dalla metà: è condannata a vincere!”.

© Riproduzione riservata
Fonte Correre Adriatico