Cesena, Bisoli: "Ad Ancona col petto in fuori"
Oggi al “Del Conero” un Cesena decimato dalle assenze è ospite della capolista Ancona. Un impegno difficile per gli uomini di Pierpaolo Bisoli perché i marchigiani in casa hanno ottenuto finora cinque vittorie su cinque partite: “Inutile dire che la partita è difficilissima - dice il quarantaduenne emiliano -, affrontiamo la capolista che rispettiamo per quanto sta facendo, ma non temiamo. In fin dei conti noi, da parte nostra, veniamo da dieci risultati utili consecutivi”.
Il tecnico dei bianconeri avverte che, nonostante l’emergenza, la sua squadra si è preparata bene e batterla non sarà una passeggiata: “Ieri abbiamo fatto un gran allenamento, vedo i ragazzi a posto, c’è entusiasmo, voglia di fare. Purtroppo siamo in piena emergenza per le assenze. Ma non sarà mai un alibi. Chi va in campo sa cosa fare e lo farà al meglio”.
Cosa pensa Bisoli dell’Ancona?: “E’ una squadra simile alla nostra – sintetizza -, ama attaccare gli spazi, ma soprattutto ha Mastronunzio davanti, uno dei migliori attaccanti cadetti. Andiamo là ‘col petto in fuori’, faremo il nostro dovere”.
Al “Del Conero”, oltre ai soliti lungodegenti, mancheranno Biasi e Pedrelli (al loro posto i Primavera Fonte e Tonelli).L’ex tecnico del Foligno ha provato e riprovato un paio di soluzioni tattiche: “Ho provato la difesa a tre e a quattro. Probabilmente parto a tre, poi vedremo. Questione di pochi metri, Petras più avanti o più indietro a seconda dello schema. Ma non cambia granché”. In sintesi lo schema che Bisoli ha provato ripetutamente ieri pomeriggio a Villa Silvia prevede Volta a destra, Lauro e Gigi Piangerelli in mezzo e Petras a sinistra. De Feudis e Segarelli stazioneranno come al solito davanti alla difesa, Schelotto, Do Prado e Parolo saranno i centrocampisti offensivi e Djuric farà da unica punta.
I piccoli problemi fisici e comportamentali di Schelotto sono ormai superati: “Tutto nella norma. Mercoledì si è allenato a parte per una mia scelta tecnica, veniva da due giorni in cui non aveva lavorato per un fastidio fisico e ho deciso di farlo allenare a parte. Ieri era molto motivato. E’ sui binari giusti, ha venti anni, deve ascoltare chi gli vuole bene e io gli voglio un gran bene, come a tutti i miei ragazzi. Anch’io ho provato le sensazioni che sente ‘Schelo’, venivo da un paesotto e mi trovai catapultato in Serie A, a Cagliari, a venti anni, premiato come migliore giovane di quella stagione. So cosa si prova e quindi so consigliargli la strada giusta”.
Anche Milan Djuric ha venti anni però sembra avere un carattere diverso: “Ognuno ha il suo carattere e fra i due c’è differenza. Si capisce che tante attenzioni possano far pensare in grande; il mio ruolo è importante anche per far tenere a tutti i piedi per terra, per il bene della squadra”.


