Ancona, l'amarezza di Petocchi: "Non era la città giusta"
In sottofondo, quando risponde al cellulare, si sente un violino. Ma non è tempo di sviolinate. Anzi non lo è stato mai. Enrico Petocchi non ha mai sedotto Ancona e dall’altro ieri non è più l’amministratore delegato di una società che ha preso in mano un anno e mezzo fa. Non l’ha ancora abbandonata però, perché gira e rigira il vero dominus resta lui. Anche se si schernisce, quando qualcuno glielo fa notare. L’Ancona da ieri ha un nuovo cda: l’ennesimo. Tra avvicendamenti alla presidenza e nel consiglio, uno rischia di stancarsi, appena inizia a contare. Comunque consiglio d’amministrazione a tre con Flavio Mais (presidente), Paul Dionne, l’ex giocatore di hockey canadese e amico dell’Enrico da Busto, e Pietro Maria Putti, di professione avvocato.
Che è successo Petocchi allora?
"Mi sono dimesso da amministratore delegato. Tutto qui".
E perché?
"Lo leggerete nel comunicato (l’attesa per la nota ufficiale sarà delusa dal solito cocktail di buone intenzioni e linguaggio tecnico per non dichiarare quasi niente, ndr)".
Lo dica lei perché si è dimesso, lo saprà no?
"Così è stato deciso nell’assemblea dei soci".
Ma i soci non sono tutti più o meno riconducibili a lei?
"Non scherziamo".
Non è forse lei il vero socio forte?
"Assolutamente no".
Le sue dimissioni assomigliano all’avvio di una strategia di uscita, solo un’impressione?
"Io resto azionista e l’Ancona per me resta un’attività importante".
Che non ha dato però quello che sperava?
"Io credo che non si possa rimproverare niente alla proprietà attuale. Da una parte ci sono i fatti e dall’altra le interpretazioni".
E quali sarebbero i fatti?
"Che questa squadra era in C2 ed ora è in B".
Ma da un anno e mezzo i problemi sono sempre gli stessi: scadenze e pagamenti.
"Qui, si è parlato molto di questioni finanziarie e amministrative e poco di quelle tecniche".
Però anche quelle contano se i tifosi si ritrovano ogni volta a chiedersi come sarà il futuro dell’Ancona. Lei lo sa?
"C’è stata un’assemblea dei soci, credo molto importante. Leggerete sul comunicato quello che è stato deciso. Si sono pianificate le prossime stagioni".
Ma per pianificare le prossime stagioni servono soldi e il problema è sempre il solito: chi li mette?
"Nell’assemblea dei soci si sono affrontare molte questioni. Anche queste".
Si gira sempre attorno al problema, ma non lo si tocca mai. Perché trattative o presunte tali per l’Ancona non decollano mai?
"Trattative? Me ne dica una. Quali sono?".
Qualcuno si è interessato, però resta la diffidenza nei confronti dell’Ancona, ha mai provato a chiedersi il perché?
"Io credo che questa proprietà sia riuscita a ottenere qualche risultato importante: ha avvicinato azionisti con background diversi. Poi perché la gente non si avvicini all’Ancona, non dovete chiedermelo a me? Forse questa non era la città giusta, forse non era il contesto esatto, forse noi abbiamo sbagliato e non siamo riusciti a far capire l’importanza di un progetto del genere. Anche queste sono interpretazioni. Non fatti".
Parla come se stesse per chiudere con l’Ancona?
"Sono un’azionista e farò l’azionista".
Tornerà allo stadio ora che è solo azionista?
"E perché no?".
Ci tolga una curiosità: se potesse tornare indietro, farebbe tutte le stesse mosse, facendo l’amministratore dell’Ancona e investendo in questa società?
"Non mi guardo mai indietro. Non sono abituato a farlo. Guardo sempre avanti".


