PELIZZOLI: "VOGLIO BATTERE LA TRIESTINA"
Lorenzo Casalino
Dieci anni (e rotti) in una notte. Ricordi, Pelizzoli? «Andai per farmi le ossa e tornai portiere. Fu una bella avventura quella Triestina, ma per continuare la nostra questa voglio batterla». Sorride Ivan, e sorrideva anche nell'estate del 1999 quando arrivò a Trieste, destinazione C2. Missione d'apprendista: mettersi addosso il solitario mestiere del portiere, lui gioiello della Primavera dell'Atalanta mandato a sgrezzarsi a 350 km da casa. Triestina rieccomi, potrà dire. Lunedì lei tornerà alle origini: primo viaggio, primo assaggio di calcio vero. «Primo tuffo nel calcio professionistico e chi se lo dimentica». Era una matricola felice? Oggi dalla B d'elite alla C2 qualcuno storcerebbe il naso... «Non io, la mia serie B era un sogno. Mi allenavo con la prima squadra di Mutti, sì, ma giocavo in Primavera. Quando mi dissero vai a Trieste, accettai con entusiasmo». Per forza: città splendida, club storico, tifosi caldi. Non teneri coi bergamaschi: fu amore? «Mai avuto problemi. Arrivai con Bacis (prodotto delle giovanili atalantine e cognato di Pelizzoli), e la sua presenza mi aiutò. Fu una bella avventura, in uno stadio splendido, uno dei più belli d'Italia. Mancò il risultato: partimmo per vincere il campionato, ci fermammo prima». Eliminati nelle semifinali playoff, ma lei aveva già vinto la sua partita: l'Atalanta la riportò a casa, in serie A, a San Siro. «Fu un premio alla continuità dimostrata a Trieste. Poi mi aiutò la sorte: Fontana s'infortunò, io debuttai in Coppa Italia, e poi arrivò il Milan a San Siro».
Pelizzoli divenne portiere e prese il volo. Oggi della sua Triestina è rimasta una classifica precaria... «Sì, ma la Triestina è velenosa e noi dovremo prenderla di petto. Dobbiamo fare la partita e non avere cali in difesa. L'attenzione, la solidità difensive sono la chiave delle ultime due partite». Due vittorie in due scontri diretti (1-0 al Mantova, 3-0 a Crotone) senza gol sul gobbone: ma allora cosa non funzionava nel trittico nero di febbraio, Ancona-Torino-Piacenza? «Non credo ci fosse una causa. Con l'Ancona meritavamo di vincere, col Toro ci ha battuto un rigore incredibile. Però con Mantova e Crotone abbiamo ritrovato cattiveria, più motivazioni. Ci siamo ritrovati nei guai e abbiamo reagito». Paura salutare, insomma. Però ora siete daccapo: +5 sui playout, - 5 sui playoff. Lei guarda su o giù? «Sempre, necessariamente giù. Abbiamo visto cosa è successo appena abbiamo pensato di poter puntare in alto. Siamo sprofondati e allora guardiamo giù sino a quando saremo a un punto dai playoff o quando saremo effettivamente salvi. E allora ci divertiremo». Il divertimento è dietro l'angolo: dopo la Triestina, vi attendono Ascoli, Sassuolo e Brescia in sette giorni… «Impossibile fare conti. Perché non sappiamo quale sia la quota salvezza e perché c'è un equilibrio, un livellamento generale impressionante. Sappiamo però che con la Triestina sarà determinante la nostra voglia di vincere. E di non fermarci».


