Pelizzoli: «L'AlbinoLeffe ha ritrovato compattezza»
Lorenzo Casalino
«Sì, sono il vero Pelizzoli: sto bene mentalmente ma ora serve continuità, a cominciare da Vicenza. Il mercato? Non tornerò in Russia». Che fosse tornato sul serio Ivan Pelizzoli l'aveva già dimostrato. A Frosinone griffando un pareggio beffardo; con Empoli e Padova distillando zampate determinanti. Che sia diventato l'oro del Serio lo ha gridato forte il rigore tolto dal sette a Cacia, apoteosi di una rinascita: tre vittorie consecutive, tre gare senza gol sul gobbone, 333 minuti d'imbattibilità.
L'AlbinoLeffe ha già vinto una battaglia: Pelizzoli non si ferma più..
«Sto bene mentalmente ed è una gran cosa. Dopo Frosinone avevo detto di essere solo a metà strada, ora mi sento molto più avanti anche se il tarlo dell'ultimo infortunio c'è ancora. Devo migliorare sui rinvii».
Non sui rigori: quello parato a Cacia era un messaggio al suo passato, la Reggina. Della serie: ci sono ancora, e che credevate?
«Non ho pensato al passato, non conoscevo Cacia. Ho avuto la bravura e la fortuna di scegliere l'angolo giusto (alto, alla sua sinistra), l'ultimo lo avevo parato a Mosca a Shevchenko ma non sono un pararigori. Sono altre le cose che contano».
Il modulo? Quanto conta il 3-5-2 per la serenità difensiva?
«Parecchio. Il nuovo assetto ci ha reso più consapevoli, più forti. La metamorfosi delle ultime partite nasce dalla sicurezza difesa (3 gol subiti nelle ultime 5 gare): siamo più attenti dietro, siamo più cattivi quando ripartiamo, siamo più convinti di vincere. Questo ha detto la Reggina».
È Pelizzoli il segreto della difesa o viceversa?
«Il segreto è la ritrovata compattezza, la voglia di aiutarsi tutti, a cominciare dall'attacco. La svolta è stata il 2-2 di Grosseto, sotto 2-0 a 20' dalla fine. Io non c'ero (infortunio al tendine d'Achille), ma ho avuto la sensazione che li sia scattata una molla diversa. Detto questo, sbagliamo di grosso se pensiamo di aver sistemato tutto».
È la fatidica pancia piena: sarebbe clamoroso, dopo tre mesi di vacche magrissime...
«Il pericolo in questi casi è fisiologico, ma non è da noi rilassarsi. I problemi sono sempre dietro l'angolo, la classifica si è accorciata, ma la tensione deve restare alta e senza grilli: pensiamo a non tornare sotto, a cominciare da Vicenza».
Cioè da Sgrigna e Bjelanovic. All'andata lei non c'era, fu un 2-2 sofferto e pure beffardo.
«Dovremo essere quelli di Padova: cattivi in difesa e fulminei in contropiede».
In contropiede lei ha preso il mercato: Pelizzoli ora è un colpaccio.
«Al mercato ora non penso, lo farò a giugno, ma a Mosca (il cartellino è della Lokomotiv) non voglio tornare. Questi sei mesi saranno fondamentali per la squadra e per me».
È un messaggio per l'Atalanta? Visto che è già a Bergamo...
«Chissà, ma l'Atalanta ha già due ottimi portieri e altri pensieri».
Tre allenatori in 4 mesi e due partite da brivido, Lazio e Bologna: si può essere fiduciosi?
«Sì, ma ci sarà da soffrire. A Roma cambiammo una manciata di allenatori e ci salvammo alla fine stentando. Però Mutti lo conosco bene: ero il terzo portiere della sua Atalanta, è un allenatore che bonifica l'ambiente, regala tranquillità alla squadra. La gara di Bologna (mercoledì) può dare la svolta: io ci credo».


