GARLINI: "QUANDO CHIAMANO SONO SEMPRE PRONTO"
Lorenzo Casalino
«Titolare a 39 anni? Un motivo per continuare ancora: mi chiamano bandiera, che bello sventolare alto». Vecchio pennone, rieccolo. La bandiera bianca può attendere, quella bluceleste di Ruben Garlini sventola come prima, più di prima, perfino meglio di prima. E' il totem dell'AlbinoLeffe, è l'orgoglio di un sempreverde sempre più verde. Tre mesi dopo l'ultima da titolare, il 9 dicembre con la Reggina (2-1 seriano), a Lecce col Gallipoli Mondonico lo ha chiamato, il «vecio» ha giocato. A 39 meno un mese (il 27 maggio), con 240 partite in 10 stagioni blucelesti, 380 da professionista, la palma virtuale di giocatore di movimento più antico del campionato (battuto dal 40enne portiere del Cesena Tardioli).
Titolare dopo 3 mesi, al centro della difesa, nella partita- spartiacque della stagione: ormai lei è un simbolo che corre..
«E' il mio ruolo, aspetto solo questo: esserci quando ti chiamano».
Quando non possono chiamarla lei soffre: è successo col Brescia, squalificato per espressioni ingiuriose. Lecce è stata la sua rivincita?
«L'episodio della squalifica è un caso chiuso, non riapro la ferita. Piuttosto, è bello che il mio ritorno in campo sia coinciso con una vittoria eclatante e preziosa».
Con Garlini e Passoni, 75 anni in due, al centro della difesa: ai giovani colleghi consiglia di rassegnarsi?
«Semmai di non perdere la fiducia, che il treno prima o poi arriva e dipende da noi prenderlo o no. A Lecce ho giocato perché Luoni era infortunato, ma lui sta facendo benissimo e anche gli altri. Però lo ammetto, tornare in campo dal 1' mi ha fatto venire voglia di continuare e di non badare agli anni».
Suvvia, sono solo 39..
«A volte ci penso, poi in partitella mi arrabbio ancora e allora capisco che è ancora presto per smettere».
Lo pensa anche la società: manca l'ufficialità (perché?) ma per lei e Poloni è pronto un anno in più di carriera…
«Sì, l'accordo c'è».
Di altro cosa c'è?
«Una soddisfazione immensa. Lo considero un attestato di stima per quanto fatto e per il ruolo che io e Poloni abbiamo ricoperto in questi anni nel gruppo. Vuol dire che le bandiere ci sono ancora ed è bello sventolare».
È per quei due interventi alla schiena nel primo anno in B, è per esserci arrivato a 32 anni che ha deciso di non mollare il pennone?
«Il primo anno in B (2003-2004) è stato fondamentale: 7 presenze, un calvario continuo. Però quella sofferenza mi ha dato la forza per continuare, per ripartire daccapo».
Daccapo in casa deve ripartire l'AlbinoLeffe dei paradossi: in trasferta ha passo da playoff, al Comunale è gambero da retrocessione...
«La spiegazione è un mix di fattori, non ultima la nostra capacità di colpire negli spazi, che in trasferta si esalta. Cesena e Grosseto sono lo spartiacque: se facciamo bene ci regaliamo un finale tranquillo; altrimenti soffriremo fino alla fine».
Fare bene quanto vale?
«Almeno 4 punti. Con 6 saremmo salvi. Per fare centro ci vuole un salto di qualità: finora abbiamo disfatto quanto fatto sotto pressione. Ora è il momento di chiudere i conti».


