AlbinoLeffe, sarà un inverno di passione. E il Mondo...
Federico Errante
L'AlbinoLeffe inciampa a Verona con un golletto di Pichlmann nel bel mezzo dell'ennesima mischia confusionaria di un match a senso unico: Hellas che attacca a testa bassa, Celeste che allontana le nubi di una tenuta difensiva altalenante con una strategia ormai più vecchia del calcio stesso, ovvero difesa e contropiede. Lo score al triplice fischio ci sta. I veneti dell'ex tecnico atalantino Mandrolini e dell'ex di turno Nick Ferrari non hanno rubato nulla, nonostante qualche episodio contestato e un arbitraggio leggermente casalingo: da prova tv un assalto di Maietta ad Hetemaj; occhio di lince, invece, sul "buffetto" di Laner in reazione a un calcetto di Gomez. Interrompere la striscia positiva, durata sei partite tra il sucesso con l'Ascoli e il nullo con la Nocerina passando per l'esaltante tris calato a Brescia, su un campo sulla carta già ostico era una prospettiva da mettere in conto. S'è giocato a difesa dello 0-0 e alla fine, complice una marcatura non esattamente ferrea su palla inattiva, è arrivato il colpo del ko.
Fin qui, tutto nella normalità. Il problema grosso è che la serie B è una brutta bestia dalle mille teste, che non perdona gli scivoloni e annichilisce i magic moment a suon di classifica corta e intruppamento collettivo alle soglie della zona calda. Dati e numeri, sotto gli occhi di tutti, raccontano che il prossimo appuntamento fra le mura amiche conterà qualcosina sulla via di una salvezza mai difficile e aspra come a questo giro di giostra. E se nel carrozzone cadetto alla banda di giovani di Daniele Fortunato è capitato anche di regalare spettacolo (a Bari, in casa con la Samp in una gara condizionata da una direzione scandalosamente pro ospiti, al "Rigamonti" come detto prima), la sostanza è che contro il Gubbio l'ostacolo potrebbe essere più insidioso di una chiazza d'olio sull'asfalto viscido. E non solo per la conta degli appiedati: Tomasig, Previtali e Daffara sono ai box; l'espulso Laner e i giallisti di giornata D'Aiello-Piccinni saranno fermati dal giudice sportivo mentre Lebran rientrerà dal castigo solo in occasione dell'ultima del girone d'andata. Il guaio si chiama continuità, e si appalesa con il cerino corto delle scelte, tattiche e di uomini, in mano al tecnico varesino: tra infortunati e indisponibili, ma soprattutto tra uomini chiave in calo e outsider dal rendimento basculante, cavare un ragno dal buco ogni settimana non è il più gratificante dei compiti.
E qui sta il punto: per un Fortunato cui i risultati, a volte, negano la possibilità anche remota di spacciarsi per nomen omen (gli è girata bene davvero pochissimo, finora), le prove del nove non si esauriranno mai. Quando un sodalizio si pone realisticamente un solo obiettivo e non può nemmeno correre il rischio di abbandonarsi all'entuasiasmo ogniqualvolta le cose vadano per il verso giusto, la pressione è tutta sulle spalle del condottiero. La fiducia della società nel distinto gentiluomo e maestro di pallone è al riparo da ogni chiacchiera e tutte le intemperie, beninteso. Ma c'è un "però". Ed è rappresentato da quella dichiarazione di Emiliano Mondonico, uno più forte dei suoi demoni e spesso - in carriera - anche di quelli altrui, che or non è molto se n'è uscito con quel proposito roboante: "A gennaio voglio tornare ad allenare". Il Cincinnato retrocesso nella sua rimessa in campagna dopo aver salvato le genti del grande fiume dalla Lega Pro, insomma, è vivo, vegeto e pronto a sgomitare per affrontare "casi disperati, visto che sono uno specialista del genere" (sic). Fare le scarpe al suo ex e fidatissimo vice, of course, non è nelle corde del Mondo. Che nondimeno mantiene uno strettissimo ed affettuoso rapporto con l'intero staff. Inevitabile, quindi, che la sua ombra si stagli all'orizzonte, davanti a un'eventuale serie negativa con conseguente declassamento nei bassifondi. E allora, per mantenere saldo lo scranno del comando scacciando i fantasmi, al neo stratega abbonato al modulo a punta unica non resta che sperare nei suoi pupilli. Ma che succederebbe, se Cocco non riuscisse a ritrovare il tocco magico sotto porta e Girasole la bacchetta da lucido e pimpante direttore d'orchestra?


