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AlbinoLeffe, Sala:"Con Fascetti tre anni spettacolari"

autore
Lorenzo Casalino
giovedì 19 novembre 2009, 10:28Albinoleffe
autore Lorenzo Casalino
19.11.2009 10:28Albinoleffe

«Io, mister 400? Ho assaggiato la Nazionale e ho avuto Cassano come raccattapalle. Ma se mi volto indietro rivedo Perugia-Milan dello scudetto e Atalanta-Roma della retrocessione. Indimenticabili quegli applausi». Formidabili i suoi anni. A 18 ha esordito nel Como in C, a 21 ha debuttato col Bari in A, a 25 ha vinto lo scudetto col Milan, a 31 ha scoperto che retrocedere in trionfo si può. Gigi Sala fece un giro di campo il giorno in cui l'Atalanta si arrese e Bergamo acclamò Delio Rossi appena affondata in B. Non l'ultima delle sorprese. Sabato al Comunale con l'AlbinoLeffe e contro il Modena, Sala inciderà la tacca numero 400 sul suo cinturone da professionista. A 35 anni e 9 mesi, molta voglia di marcare e pochissima di pensare al chiodo.

DEBUTTI E FASCETTI «Ho iniziato col Como a 11 anni, ho debuttato a 17 in C con Valdinoci. Ero l'unico emozionato in uno 0-0 noiosissimo. Ma il salto vero lo feci quando mi prese il Bari in A, due anni dopo». Altro debutto, altro pareggio. Bari- Napoli 1-1, 27 agosto 1995. «Materazzi mi fece marcare Condor Agostini, lui il marpione, io la recluta. Me la cavai. Poi arrivò Fascetti e iniziarono tre anni spettacolari. Con Mazzarri e Delio Rossi, Fascetti è l'allenatore che mi ha dato di più».

CASSANO RACCATTAPALLE Bari è Fascetti, Fascetti è Cassano. «L'ultimo anno a Bari Antonio si allenava spesso con noi. Era già considerato un fenomeno ma io lo conoscevo da un po' e un giorno potrò dire che Cassano mi fece da raccattapalle. È una delle stranezze della mia carriera».

ZAC, IL MILAN L'altra è sbarcare a 25 anni nel sogno di un bambino. «Il Milan mi sembrò una favola, io abbonato rossonero da quando ero ragazzino. All'inizio ero a disagio, davo del tu a Maldini e Costacurta in campo, i miei idoli: mi sembrava tutto assurdo, ero in trance. Non iniziai bene. Nelle prime 8 partite Zaccheroni mi mandò regolarmente in tribuna». Alla nona (Bari-Milan, toh), Zac lo chiamò. «"Gigi, giochi tu". Io titolare, e da allora non mi ha più levato. Iniziammo una rincorsa folle, straordinaria e fortunata ma se ripenso al Milan ripenso a una musichetta».

CHE MUSICA La musichetta della Champions. «Da brividi. L'ascoltavo e pensavo che essere lì in quel momento fosse il sale di un calciatore. Oggi lo racconto a mio figlio Giacomo: ha 10 anni, gioca nelle giovanili del Monza e sogna come sognavo io. Ma un giorno mi piacerebbe condividere l'esperienza coi ragazzi che ora giocano con me».

LA BORSA DELLA NAZIONALE Musiche e inni. Quello di Mameli, Gigi lo cantò due volte, dalla tribuna. «Rimpianto? No, orgoglio. Sono stato convocato due volte, prima degli Europei del 2000, ed entrambe le volte finii in tribuna. Ma non ho mai dimenticato l'emozione di stare seduto lassù, con la divisa e la borsa della Nazionale».

INDIMENTICABILI Il Milan fu l'Olimpo, ma sul podio di Sala c'è anche l'Atalanta. «Milan, poi Atalanta e Samp. Il primo anno a Bergamo (2001-2002) fu grandioso, poi arrivarono due retrocessioni (2002-2003 e 2004-2005) ma i tifosi dell'Atalanta non li dimenticherò mai». Nemmeno Atalanta-Roma, maggio 2005: puff, il sogno non c'è più. «Retrocedemmo tra gli applausi. Quel giro di campo lo rivedo spesso, insieme a Perugia-Milan, la gara dello scudetto. Milan e Atalanta (90 partite in campionato e 10 gol) sono i fotogrammi della mia carriera».

BLUCELESTE «Quattrocento è una quota seria. Ti inorgoglisce e ti dice che gli anni sono passati, non la voglia però. Quando smetterò mi piacerebbe allenare i ragazzi, ma ora c'è questa salvezza da acchiappare. L'AlbinoLeffe ha qualità, il punto era trovare la quadratura del cerchio e ci stiamo arrivando. Possiamo regalarci parecchie soddisfazioni e io sono qui per questo: il calcio è il mio gioco, voglio continuare a giocare».

Fonte: Eco di Bergamo

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