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AlbinoLeffe, Mondonico: "Vorrei avere solo il calcio a cui pensare..."

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Federico Errante
lunedì 13 giugno 2011, 15:14Albinoleffe
autore Federico Errante
13.06.2011 15:14Albinoleffe
FotoTuttoB.com
© foto di Alberto Fornasari

Lascia o raddoppia? Tutto in sospeso, figuriamoci il fiato dei tifosi. Perché il Mondo ha un nemico da tenere a bada che con quello sport abituato a non prendersi troppo sul serio c'entra come i cavoli a merenda. Ha salvato l'AlbinoLeffe all'ultimo tuffo di una stagione che rischiava di concludersi a testa in giù, dritti nell'inferno della Lega Pro. Esattamente come la prima volta che fu chiamato al capezzale di una Celeste incagliata nei bassifondi della classifica cadetta. Dall'Avellino al Piacenza, ovvero le avversarie buttate giù dal pontile, sono passate quattro stagioni, ma la sostanza non cambia: Emiliano Mondonico ha nuovamente centrato l'obiettivo minimo uscendo indenne dalla prova del fuoco chiamata playout. Ma dopo la lotta per la sopravvivenza del calcio made in Serio vinta per il rotto della cuffia, nell'aria si respira la sensazione che il Baffo di Rivolta d'Adda, terminata una rincorsa estenuante appesantita dalla sfida contro il male che l'aveva colpito, abbia intenzione di ammainare bandiera. Già nella scorsa primavera la tentazione di cedere e ritirarsi nell'amata vita in campagna s'era percepita, ma a questo giro - in attesa della famosa e celebratissima festa alla Cascina Brüsada - dopo i troppi silenzi degli ultimi tempi (con i rapporti con la stampa interrotti da settimane) tra il tecnico e la "sua" panchina l'ostacolo è di quelli da temere. E la decisione si farà attendere: l'ora della verità è ufficialmente rinviata.

Mister, è finita bene. Ma perché il silenzio rotto soltanto ora?

"La tensione per l'obiettivo da raggiungere c'era, e non parlare come mi aspettavo ha fatto ancora più rumore. I giocatori e l'ambiente hanno compreso la drammaticità del momento accettando di lavorare in sordina e lontano dai riflettori. C'era in ballo l'essere, non l'apparire: in fin dei conti s'è trattato di un modo diverso per indurre tutti quanti alla riflessione. In situazioni simili meglio isolarsi e guardarsi dentro".

All'avvio del campionato lei ebbe a dire di essere costretto a partire dai box. Ma si aspettava davvero di patire così fino all'ultima giornata e oltre?

"Non ho mai pensato che saremmo andati sul velluto, e ho sempre realizzato che quanto stavamo facendo fosse comunque il massimo che potessi ottenere. Le sconfitte come le vittorie, i gol fatti come quelli subìti sono frutto del nostro impegno e del nostro lavoro, non siamo stati influenzati da fattori esterni. In estate sapevo che avremmo concluso la stagione con lo stesso parco giocatori: la macchina era quella...".

L'assenza di Momentè ha complicato i vostri piani dopo il giro di boa?

"Era l'unico attaccante contropiedista in organico. Ma senza di lui abbiamo scoperto o valorizzato Cocco, lo stesso Cisse che pure non ha giocato con continuità, Grossi come seconda punta: non è un caso che Paolo ci abbia aiutato segnando a raffica nelle occasioni cruciali. Credo che abbiamo mandato in gol un gran numero di giocatori, stabilendo una sorta di record. Essere il quinto o il sesto reparto avanzato nonostante la peggior difesa è un segno inequivocabile".

Perché è fuggito subito dopo il match salvezza con il Piacenza?

"Innanzitutto ero e sono contento per il risultato, per la mia squadra e per il presidente Andreoletti. Non è la prima volta che dopo qualcosa di importante me ne vado: accadde anche quando portai la promozione in serie A. E' giusto lasciare ad altri il palcoscenico: ero d'accordo con l'addetto stampa Francesco Alleva che avrei parlato solo in caso di sconfitta. Le luci della ribalta quando hai fatto il tuo dovere non rientrano nel mio modo di concepire le vittorie".

Sul futuro non ha ancora deciso.

“Ho conosciuto un avversario particolare in corso d'opera, ma non posso ancora dire di averlo sconfitto. Convivere con il pensiero di qualcos'altro oltre all'AlbinoLeffe non è affatto semplice. Come faccio a regalarvi certezze se non sono sicuro di essere qui tra un mese (esce dalla stanza, commosso, mentre Andreoletti prende la parola, NdR)?".

Presidente, è il caso di dire che anche in questo caso aspetterete il Mondo?

“Lui per noi è sempre stato un lusso e non l'ho mai nascosto. Se siamo rimasti in B è merito suo, ma anche dei bergamaschi che sabato sera sono accorsi in massa allo stadio per sostenerci. Non è adesso che possiamo prendere decisioni a cuor leggero”.

Andreoletti come la pensa dello scandalo del calcioscommesse?

“Se si viene a sapere che su match di importanza relativa sono state realizzate puntate per 23 milioni di euro, c'è davvero di che riflettere. Ma è una cifra fuori dal mondo. Per quanto ci riguarda, non accettiamo criminalizzazioni. Però il legislatore e tutto il nostro universo deve fermarsi e pensare alle contromisure: già soffriamo di carenza di spettatori allo stadio, se la gente comincia a credere che lo spettacolo cui assiste sia una recita orchestrata da fuori è la fine”.

Ed ecco che Mondonico rientra nella sala stampa dell'albergo. In tempo per cogliere la sua impressione sullo stesso bubbone.

“Agli allenatori viene chiesto perché utilizzano un giocatore al posto di un altro. Come se fosse una questione di simpatia e antipatia: bisogna stare attenti ai commenti, perché da un interorgativo del genere al giorno d'oggi potrebbe scaturire anche un'inchiesta. Le scommesse, come il doping, sono un male che il pallone ha vissuto e nonostante le contromisure continuano a ripetersi. Fatta la legge, trovato l'inganno”.

Mister, la rivedremo?

"Il presidente una volta mi ha chiesto di prendere il suo posto. Ma non ho capito con i soldi di chi... Non si tratterà di un'attesa di anni, tranquilli. Tra due settimane saprete se ci sarò ancora o no. Sulla panchina dell'AlbinoLeffe, ovvio".

Fonte: tuttoalbinoleffe.com - Simone Fornoni

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