AlbinoLeffe, la felicità è un Foglio celeste
Federico Errante
Dicesi nomen omen. Agile e svolazzante come un Foglio di carta, con il suo calcio pieno di verve schizzato come inchiostro impazzito e un po' monello sul libro della partita. Valerio da Legnano, cognome che dice tutto e un passato nelle giovanili dell'Atalanta, a Brescia s'è rivelato come uomo più di un AlbinoLeffe in crescendo di rendimento. Quinta vittoria stagionale centrata, sulle ali di un gioco camaleontico che dalla navata, presidiata con autorità dalla diga Hetemaj e dal maratoneta Laner, si reindirizza sulle corsie con rapidità e precisione forse mai apprezzate prima. A destra, il maestro dell'uno contro uno, saettante come pochi, Mario Pacilli. E a sinistra c'è il venticinquenne più veloce del vento, re dello scavetto incoronato dal tris in contropiede. I duetti del numero 11 con Cristiano, vecchio cuore bluceleste riciclatosi a interno sinistro per esigenze di copione, sono stati il big show all'interno dello spettacolo del ritrovato gioco di squadra.
Un derby del campanile sul velluto, per i colori che fanno trepidare le genti in riva al Serio. Sognare non è lecito, perché da razza pragmatica se ve n'è mai una i famigerati piedi per terra bisogna tenerceli fino al recupero dell'ultimo match del campionato. Però, con la formula senza regista (Previtali e Girasole sono ai box), i podisti delle fasce mettono la freccia per sorpassi degni della Moto Gp. Autorizzando qualche timida aspirazione di grandeur, altro che salvezza risicata. Il ruolino di marcia dell'esterno-monstre sullo spartito del "Rigamonti"? Sinfonia pura, con quei due traversoni per Cocco - il primo ha propiziato il fallo da rigore di Magli, il secondo innescato la frustata in elevazione del puntero sardo -, il dai e vai con Andrea da Chivasso che ha portato all'autorete dello sfigatissimo 6 con la V bianca su campo azzurro, quella chance sbagliata sul 2-0 nel secondo tempo, e infine il sigillo del campione. Inutile nascondersi la verità: stiamo parlando di un pezzo pregiato che prima o poi dovrà essere sacrificato sull'altare della cassa. Per adesso, però, il presidente Gianfranco Andreoletti e l'allenatore Daniele Fortunato se lo tengano ben stretto. Come Paolo Grossi allo scorso giro, la differenza, infilando nella corrente la presa per accendere le luminarie, la farà un altro mancino illustre.


