AlbinoLeffe, Garlini: "Mea culpa e ripartiamo"
Federico Errante
Andare sotto, riafferrare la cimabella di salvataggio, e infine farsi risucchiare di nuovo nel mulinello dell'abisso. L'AlbinoLeffe con il Torino non ripete l'exploit visto contro l'altra nobile del calcio piemontese, il Novara. Riacciuffa il pari con la forza di volontà e l'esperienza di Gigione Sala, ma in dirittura d'arrivo ecco la mazzata a due con Antenucci puntualissimo nel piazzare la beffa sfruttando l'inserimento da destra di Pagano, l'autore del gol rimpighiaccio. Ruben Garlini, che scollina verso i quaranta, la sua fetta di colpa ce l'ha. Né lui né Piccinni, deputati a chiudere e tamponare sul duo fatale, sono riusciti a fare argine. E il rammarico del terzino di Stezzano, a bocce ferme, si tramuta in rabbia. Quella da metterci nelle prossime sette partite, perché tra la B e la Lega Pro la linea di demarcazione si sta facendo pericolosamente sottile.
Allora, Ruben: brutta cosa entrare al posto di Regonesi e rimanere coinvolto nell'azione decisiva per la vittoria ospite...
"Classico errore di posizione: ci siamo fatti trovare impreparati, quando il Torino ormai sembrava avere finito la benzina. Non è la prima volta che becchiamo gol a difesa schierata, quindi possiamo solo trarre lezione dai nostri sbagli e cercare di limitarli al massimo. Il cammino non finisce certo qui".
Forse un pari sarebbe stato più giusto.
"Ho contato almeno tre occasioni nitide da parte nostra, ma non possiamo permetterci di recriminare su quel che poteva essere e invece non è stato. Rimane il risultato finale, che non ci dà ragione. Ed è da qui che siamo costretti a ripartire. Peccato, perché avevamo reagito con la giusta determinazione al vantaggio di Pagano: rientrare in partita con quel forcing deciso c'è costato parecchio, evidentemente. Ma il Toro ha fatto valere esperienza e caratura tecnica: è una grande capace di giocare con la rabbia di una provinciale".
Analizzando le reti degli avversari, c'è da dire che la retoguardia si conferma il punto debole di questa squadra.
"Purtroppo i fatti avvalorano questa tesi. Da palla inattiva al ribaltamento di fronte, c'è sempre il nostro zampino: non riusciamo a guarire dal vizio di non mantenere alta la concentrazione su ogni singola manovra".
Ora la classifica parla chiaro, e non è musica per le vostre orecchie: quint'ultimi e attualmente costretti alla prospettiva dello spareggio col Portogruaro per non cadere in Lega Pro.
"Se ci troviamo in questa situazione, possiamo solo guardare dentro di noi e fare mea culpa. Non esistono attenuanti che tengano, le responsabilità del caso vanno trovate all'interno del gruppo. Nessuno di noi può sottrarsi al doveroso esame di coscienza".
A Cittadella, come si suol dire, sarà la prima di sette finali...
"E abbiamo un solo imperativo, portare a casa i tre punti. La paura nel gioco del pallone è un ingrediente che non manca mai, ma noi non possiamo conviverci: è quella che ci induce all'errore, agendo come freno psicologico nei momenti decisivi. Io sono assolutamente sicuro che abbiamo energie e cattiveria agonistica a sufficienza per centrare il nostro obiettivo. Però da sabato prossimo sarà vietato incappare in altri scivoloni, sennò si fa grigia...".


