AlbinoLeffe, Fortunato: "Cuore Toro? Un avversario come un altro..."
Federico Errante
“L'undici titolare? Io ho visto un foglietto con tante X sopra...”. La melodia della pretattica by Emiliano Mondonico, esplicitata per bocca del fido vice Daniele Fortunato, a questo giro ha il suono sibilante – e sibillino, of course – della consonante doppia che vale un'incognita. E sono parecchie, quelle della vigilia della sfida da far tremare le ginocchia dell'AlbinoLeffe al Torino. Un menù ricco con il solito contorno di ex di prammatica: i due mister sulla tolda di comando della barchetta celeste a rischio di affondamento contro la corazzata granata, e Di Cesare (16 presenze sotto il Gus nel 2004/2005) nel cuore della difesa ospite.
Cominciamo dalla formazione. Dubbi o variazioni dell'ultim'ora?
“In settimana abbiamo provato la difesa a tre e a quattro. Deciderà Emiliano Mondonico prima della partita: il mister vuole tenere tutti sul pezzo, in più c'è Bergamelli un po' in forse per un lieve fastidio agli adduttori”.
Sulle scelte peserà anche il modulo proposto dagli avversari.
“Le cassette ce le siamo studiate fin nei minimi dettagli, ma le decisioni vanno assunte a prescindere dall'impostazione tattica altrui. Certo, Lerda è abituato a giocare con gli esterni molto alti. Lazarevic sta bene ed è uno dei migliori nel suo ruolo, dall'altra parte Gasbarroni è un atipico che può provocarci problemi”.
Indichiamo la possibile chiave del match.
“Per noi aspettare, lasciar sfogare e ripartire sarà vitale: del resto il gioco di chi deve salvarsi non può essere diverso, puntare sulla tecnica visto il gap sarebbe un suicidio. L'imperativo? Evitare cross dalle corsie per non permettere a Bianchi di ricevere palle giocabili: all'andata andò proprio così, palla dentro e gol dell'ariete, nonostante la marcatura ferrea di Maino”.
Mondonico afferma che avete perso troppi punti per strada a causa degli episodi.
“Beh, negli scontri diretti con Portogruaro, Frosinone e Sassuolo hanno contato, ma se alla fine esci con zero punti qualcosa hai sbagliato per forza. La prestazione secondo me c'è sempre stata, ma basta giocare solo al novantacinque per cento e il risultato a questi livelli non arriva”.
Alla vigilia di ogni scontro con il Toro, il suo capo allenatore insiste sul rendez-vous tra amici, sul fatto che non si gioca “contro” il Torino ma “con”. Da ex illustre, è il suo stesso stato d'animo?
“Per me è un avversario come un altro, come lo può essere un Cittadella. Quello che possiamo pensare Mondonico ed io conta davvero poco: entrambi abbiamo avuto esperienze sull'altra sponda, per quanto mi riguarda è stata una parentesi importante ma a chi scende in campo questo non deve interessare. E' facile preparare partite del genere: gli stimoli a livello psicologico arrivano da sé. Non serve motivare o caricare i ragazzi, del resto contro le big non abbiamo mai sfigurato. Vietato, a cose fatte, parlare di approccio sbagliato alla partita o robe simili: mica andiamo a fare una scampagnata...”.
Voi siete in ritiro, il Torino pure. Anzi, c'è andato giovedì, in anticipo. Segno inequivocabile che sente di essere a un bivio?
“Loro sono indietro in prospettiva playoff, noi avanti se pensiamo ai playout. Obiettivi diversi, stessa tensione emotiva. Credo comunque che per loro il leitmotiv proseguirà fino al termine della stagione regolare. Il nostro è un mondo strano: c'è da dire che io sono anche retrocesso dopo un'annata spesa tra ritiri e altri ritiri (a Bari, NdR)”.
In una sfida del genere, per ripetere l'exploit contro il Novara di due settimane fa, servirà sfruttare il millimetro. Ci saranno problemi a concretizzare?
“Torri c'è mancato spesso negli ultimi mesi. Quando è in condizione ottimale qualche occasione se la ritrova sempre tra i piedi. Del resto Cocco, Cisse e Grossi ne hanno fatte le veci egregiamente. Ma il gol noi lo facciamo sempre: l'importante è non prenderli...”


