AlbinoLeffe, due punti in quattro gare: che succede?
Federico Errante
I tre punti che latitano da ben quattro giornate, con la zona calda che rischia di risucchiare gli eroi in bluceleste del fine settimana a mo' di mulinello mugghiante echi di Lega Pro. Niente da fare nemmeno stavolta: 2-2 casalingo con remuntada secca del Vicenza, e la netta sensazione di un bizzarro sortilegio da patire in tutte le vene. L'AlbinoLeffe e il delicato ruolo di allenatore, storia di un tira e molla tra il titolare legittimo e il suo sostituto pro tempore, che gli ha restituito il bastone del potere con due vittorie in carniere salvo poi assistere a drammatiche scene mute di un undici apparso in disarmo. Un avvicendamento con ritorno dagli esiti che lasciano basiti anche gli osservatori più distaccati. Emiliano Mondonico, il boss dei boss che all'indomani del brodetto freddo dell'1-1 con l'Ascoli - era il 29 gennaio - è costretto a finire sotto i ferri in una partita con la vita ben più difficile di quelle affrontate sul campo. Daniele Fortunato, il fido scudiero promosso a ugola da panchina number one durante l'assenza del suo mentore convalescente, uno dei maghi riconosciuti della professione. Risultato? Dopo la sconfitta (3-0) di Varese, la vittoria corsara di misura a Crotone (firmata Torri) e il successo casalingo all'ultimo flash (2-1) con il Padova. Ma da quando il team del presidente Gianfranco Andreoletti ha ritrovato il suo Mondo, apriti cielo: quattro giornate disputate, solo due punti su dodici in cascina. Possibile che il Baffo di Rivolta d'Adda, si chiederanno i più, non riesca ad estrarre i proverbiali conigli dal cilindro? Le nude cifre, impietose come sempre, parlano chiaro. La trasferta di Pescara, con quel rosso prematuro appioppato all'highlander Garlini e l'uno-due del primo tempo, si è risolta in una resa senza colpo ferire. Col Modena, nel solito freddissimo - in tutti i sensi - infrasettimanale sotto le stelle, un pari ad occhiali che ha portato in dote un solo tiro in porta (di Foglio) e un insignificante passettino in avanti in una graduatoria già in odore di drastico accorciamento.
Del 2-1 subìto dall'ormai ex fanalino di coda Frosinone è già stato detto tutto, e allora non ci resta che soffermarci sull'appuntamento con il bottino pieno incredibilmente mancato alla quarta occasione dal Mondonico-bis. Primo tempo da dimenticare o quasi, eppure c'è stato quel lampo accecante di Cocco nel finale di primo tempo, la frustata classica in elevazione della punta di Casteddu (così i cagliaritani del capoluogo appellano la loro augusta città) sul lob da centrocampo di capitan Previtali. In avvio di ripresa, fallita la palla gol da un Cisse ipnotizzato dal portiere avversario, il raddoppio - con la capoccia, again - di Cristian Zenoni, il "gemello" di Zandobbio da sempre in scarsissima confidenza con il fondo del sacco. Da lì in avanti, il blackout. Squadra che si chiude a serraglio arroccandosi, un centrocampo che tira i remi in barca appiccandosi alla retroguardia come una figurina dell'album Panini alla pagina da riempire. Abbruscato si beve Bergamelli e riapre il discorso, Paro mantiene fede al cognome e fissa il punto dell'implacabile quanto insperato score al 97'. Sant'Emiliano, a quanto si nota, poteri da taumaturgo non ne ha. Lui va dicendo di chiedere l'anima ai suoi, e che questi gliela sputano sul terreno verde senza risparmio. Forse, allora, sarebbe il caso di cambiare qualcosina. Magari osando di più, anche rispolverando il 3-5-2 con Bombardini e Foglio - l'ultimo a dipingere la parabola della vittoria, contro i biancoscudati, quel lontano 19 febbraio: quanto s'è fatto sentire il suo forfait, nella decima di ritorno... - pronti ad insinuarsi fra le linee per ferire. Cosa che alla Celeste non riesce male, in un 2010/2011 comunque meno stentato del previsto: 37 reti messe a segno, come la capolista Atalanta. Sono le 49 incassate, peggiore record della categoria, ad autorizzare le riflessioni del caso: un reparto nevralgico a cinque con i due esterni pronti a scalare in copertura non sarebbe malaccio. Dopo tutto, il calcio si gioca su due fasi soltanto. E quattro elementi statici dietro, oltre a non dare una mano a rilanciare l'azione, a coprire non sono sufficienti. Sabato la corsa per una comoda salvezza ripartirà da Portogruaro, a casa di un altro undici in odore di zolfo. Buon lavoro, mister.


