Albinoleffe, Bergamelli: "La molla per non subire? L'aggressività"
Mattia Vavassori
Un mercoledì da leoni. Un titolo più adatto non si potrebbe appiccicare, a mo' di etichetta, alla mission impossible portata a termine da un AlbinoLeffe bello come un veliero celeste pazientemente costruito in bottiglia sulle macerie di una bagnarola dedita ad imbarcare acqua. Con il Padova, oplà, falle nello scafo turate. Grazie anche a Dario Bergamelli, regista di una retroguardia che dal rovescio di Pescara alla decapitazione della capolista sembra aver voltato pagina. A sfogliare il libro dell'esultanza, tra sorrisi, cinque alti e pacche sulle spalle, è proprio il mancino albinese a denominazione d'origine controllata.
Allora, Dario: finalmente siete riusciti a non prendere un gol. Una primizia assoluta.
"Sinceramente non ricordo nemmeno quand'è stata l'ultima volta che abbiamo finito la partita con il tabellino immacolato alla voce gol subiti. Intendiamoci, nessuno può prendersi i meriti di questo exploit: è la vittoria di tutti, un'affermazione di squadra figlia del senso del collettivo".
Da tre battute d'arresto di fila a un sospiro di sollievo. Che nel caso in questione equivale a una grande soddisfazione. Quasi una sbornia.
"Siamo in serie B, non c'è tutta questa differenza di valori tra le contendenti. Quindi non è che una partita con il Padova possa costituire uno spartiacque della nostra stagione: tensione e concentrazione vanno mantenute sempre ai massimi livelli. La soddisfazione è tanta, ma ogni giornata fa storia a sé ed è come se ricominciassimo da zero".
Resta il fatto che i detrattori s'attaccheranno al rigore dubbio che vi ha consentito di sbloccare lo score.
"Visto da dietro, l'impressione è che il fallo su Foglio ci fosse tutto. I giocatori del Padova ci hanno assicurato che il contatto non c'era, ma siamo sempre lì: a velocità reale il calcio non è lo stesso di quello filtrato attraverso la moviola, sono cose che fanno parte di questo sport".
Qual è stata la chiave del match con la prima della classe?
"Aspettare il Padova chiudendo ogni varco e ripartire. Non che potessimo fare diversamente: stiamo parlando di un avversario che punta dritto alla serie A e disponde di un organico all'altezza del compito".
Alla vigilia Fortunato aveva annunciato che con i biancoscudati avrebbero giocato tre quarti della sua difesa ideale. Tu come sei trovato?
"Non c'entra nulla la composizione del reparto. Il nodo è la grinta, l'aggressività: ho visto compagni determinati, pronti a lottare con il coltello tra i denti. Non credo che contro una big avremmo potuto puntare su altro. Ci siamo difesi in undici, se necessario. Il segreto dell'AlbinoLeffe deve essere questo".
D'Aiello non ha cambiato volto al quartetto arretrato?
"Con lui mi trovo benissimo, ci completiamo a vicenda. Lui è destro, io mancino. E' rapido, entusiasta, si applica, è forte nel gioco aereo. Ma quel che noto in lui è che negli occhi ha la voglia di fare la guerra a chi ha di fronte. Dovremmo essere tutti così...".


