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ESCLUSIVA-Zac: "Zamparini smisurato, ma senza niente A. Voleva Udine"

15.07.2020 19:13 di Davide Marchiol    per tuttoveneziasport.it  
ESCLUSIVA-Zac: "Zamparini smisurato, ma senza niente A. Voleva Udine"
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Abbiamo avuto l'onore e il piacere di poter avere come ospite Alberto Zaccheroni per il nostro Talk Show. L'ex tecnico che ha riportato in B il Venezia dopo 24 anni e che tanti successi ha ottenuto con Udinese, Milan e altre big ha parlato tantissimo di calcio e non solo. In attesa del reportage integrale che uscirà domani, vi riportiamo le sue parole in merito al rapporto che aveva con il presidente Zamparini a Venezia:  “Io a Zamparini gli devo dire grazie, perché da due campionati vinti con il Baracca Lugo mi ha portato a Venezia e mi ha ascoltato. Non ho chiesto profili particolari, avevo chiesto di prendere giovani e mi prese sei giocatori dalla C2, quelli che ci hanno dato la spinta sono stati i nuovi arrivati. L’allenatore deve gestire i giocatori che gli vengono messi a disposizione, poi può suggerire giocatori, non vecchi perché si deve mettere anche nei panni della società, funzionali al progetto della squadra. In tutti i miei anni delle categorie inferiori allenavo dal martedì al venerdì,  il venerdì pomeriggio mandavo a casa i giocatori e gli dicevo “ci vediamo domenica mattina” e il sabato mi andavo a vedere le partite della Primavera e mi creavo una mappatura dei giovani migliori sulla piazza, questo era il mio lavoro per costruire e non far spendere soldi alla società. Poi a Zamparini spesso scatta il tic, lo sappiamo, e va a prendere il grande nome. Ricorderete - continua il mister - quando andò a prendere Maiellaro che era tre mesi fermo. L’ingaggio era pesante, la Fiorentina se ne voleva liberare, e lui mi prendeva quanto tutto il resto della squadra messo assieme e questo sbilancia tutto. Io gli chiesi un centravanti quando eravamo sopra le aspettative, uno che aiutasse a buttarla dentro, tipo Campilongo. Allora quando stavamo andando verso la vetta arrivò da me abbracciandomi e ringraziandomi e mi disse “le ho preso Campilongo”, “ooh grazie presidente, però mi ha preso anche Maiellaro”, lui era così, i Rizzani, i Bertoni, i Filippini, Roberto Rossi che chiesi io dal Gubbio che non lo confermava in C2, così siamo riusciti a costruire una squadra che penso abbia dato soddisfazioni. Il Como quando lo affrontammo nello spareggio per la B era forte, voi forse non la ricordate, era uno squadrone da battere. Noi in campionato nelle ultime tre giornate eravamo in promozione diretta, i giocatori non volevano rischiare, io invece me la volevo giocare e una per questo l’abbiamo persa andando allo spareggio. Però allo spareggio è stato comunque bello, eravamo a Cesena poi, casa mia. Non solo, pochi giorni prima Zamparini venne da me e mi disse “mister non si preoccupi di come andrà, dopo lo spareggio io e lei saremo a Udine”, però qualcosa dev’essere andato storto perché non ci andò lui così come non ci andai io (ride ndr). Mi pare non si presentò Pozzo all’appuntamento col notaio, fatto sta che io fui in panchina per quello spareggio sapendo che pochi giorni dopo sarei andato altrove”.

Nella stagione 1992-1993 la squadra tecnicamente era molto forte: “Noi quell’anno dovevamo andar su. Se Zamparini non ci avesse messo le mani saremmo andati su. Però il presidente ha tanti consiglieri che fanno i propri interessi. Il presidente seguendo i loro consigli fece l’aggiunta che vi dissi rompendo un po’ tutto. A me il presidente non ha mai detto nulla, tutto quello che si dice non è vero, lui quando comunicava lo faceva con i giornali. Io misi fuori Maiellaro, prima della sfida con il Piacenza allora Zamparini al giornale disse “O Zaccheroni fa giocare Maiellaro domenica o…” io ovviamente non lo feci giocare anche se lui lo aveva reintegrato, perdemmo e lui mi mandò a casa. Quello che non si sa è che lui ti caccia su consiglio degli altri, poi la notte ci ripensa e ti chiama “mister ci ho ripensato, lei domani torna”, fece così entrambi gli anni, io tranne che una volta gli risposi sempre “no guardi io non torno”. Ero molto criticato poi dai giornali perché difendevo a zona, perché secondo loro a zona in C non si poteva marcare, sembrava fosse una questione di categoria. Un’altra difficoltà ancora era la curva, un gruppo gridava forza Unione, l’altro forza Venezia. Misuravano sui cartelloni e sulle maglie quanto verde e quanto arancione c’era, se c’era più uno o più l’altro scoppiava un macello”.

Senza Zamparini sarebbe rimasto a Venezia più di tre anni? “Quando me ne sono andato il mio ciclo con Zamparini era finito perché era diventato ingestibile. Con un altro presidente sì si sarebbe potuto continuare, perché avevamo costruito uno zoccolo duro importante. Tant’è che il Venezia qualche anno dopo in A ci è arrivato davvero. Però lui lo conoscete, non lo cambi, oggi penso sia uguale a quella volta, anche se è da tempo che non lo sento. Gli sono grato perché mi ha dato occasioni importanti. Ci sono troppe persone intorno a lui, sulla parte aziendale non ha problemi, su quella tecnica… forse gli sfugge un pochino. In panchina l’ho avuto con me una sola volta, dopo due minuti per la tensione se n’è andato. Anche allo spareggio lui era nei giardini dietro lo stadio di Cesena a giocare a carte perché non aveva il coraggio di guardare. Forse ha anche seguito la squadra ogni tanto in tribuna, ma io non l’ho mai visto. Poi gli piaceva anche portarmi in giro, arrivava qualche giorno prima e diceva “ah domani a sorpresa prendiamo il mio aereo, facciamo una sorpresa a tutti e li buttiamo tutti fuori”. Gli piacevano queste cose”.

“Senza Zamparini però non so sia il Palermo che il Venezia sarebbero arrivate in A. Ricordo il mio periodo, quando siamo andati in B la categoria mancava a Venezia da 24 anni, sono cose da tener presenti. Poi chiaramente con uno più tranquillo sarebbe meglio, che costruisce come voglio. Lui quando mi cambiava era perché c’era qualcuno che lo consigliava che aveva interessi diversi. Lui metteva sempre due o tre figure in contrapposizione tra di loro, per essere informato su quello che succedeva. Secondo me la figura che aveva ragione era l’ultima che lo chiamava prima di andare a dormire. Quello aveva voce in capitolo”.


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