Sudtirol, Tait: "In dodici anni è cambiato tutto. Castori ci ha rimesso in carreggiata"
Fabian Tait, capitano e simbolo del Südtirol, ha ripercorso in un'intervista a Gianlucadimarzio.com la straordinaria trasformazione del club altoatesino dal suo arrivo nel 2014 a oggi. In dodici anni di militanza, il centrocampista ha assistito al passaggio da una realtà di provincia a un modello di organizzazione e ambizione nel panorama calcistico italiano, basato su tre pilastri fondamentali: umiltà, lavoro ed evoluzione.
Il racconto di Tait parte dai ricordi dei primi giorni a Maso Ronco, evidenziando il salto di qualità nelle strutture del club. "È cambiato tutto, mi ricordo i primi giorni in cui sono arrivato qui a Maso Ronco, dove ci alleniamo. C’era una casetta e un albero, e noi avevamo gli spogliatoi sottoterra. Adesso guardo fuori e vedo un centro sportivo incredibile. Due campi di qua, uno di sopra e uno di sotto. Mi stupisco ogni volta che penso alla crescita che c'è stata. La sensazione che le cose stessero per cambiare c’era ma poi sai quante volte si dice che si vuole crescere e poi non succede. La prima percezione in cui mi sono detto 'C****** sta succedendo davvero' l’ho avuta quando stavano tirando giù la casa del vecchio centro sportivo e stavano mettendo le fondamenta per quello nuovo".
Anche lo stadio ha subito un restyling profondo, portando con sé un aumento esponenziale della passione popolare: "Quando sono arrivato il 'Druso' aveva la piste e il campo era uno dei più brutti della Serie C. Adesso è nuovo, le piste non ci sono più e il campo è sempre in perfette condizioni. La visione del calcio in Alto-Adige è cambiata, quando sono arrivato allo stadio c’erano 300-400 persone mentre adesso abbiamo fatto crescere la passione del calcio anche qui. Abbiamo sempre almeno 4000 persone allo stadio e questa società se le merita. Abbiamo tifosi che scendono da tutte le valli del Trentino e dell'Alto Adige, motivo per cui allo stadio c’è un trilinguismo: si parla tedesco, italiano e ladino. È bellissimo".
La vittoria del campionato di Serie C ha segnato il punto di non ritorno per la percezione dei calciatori in città. Tait sottolinea come oggi a Bolzano i giocatori vengano riconosciuti e apprezzati, un cambiamento culturale avvenuto negli ultimi 7/8 anni. Fondamentale, in questo percorso recente, è stato l'innesto di Fabrizio Castori in panchina. "Il Südtirol la pensa come Castori e Castori la pensa come il Südtirol. Umiltà, lavoro e sacrificio sono le nostre caratteristiche e anche quelle su cui martella il mister. L’anno scorso, lo ripeto sempre, non poteva arrivare allenatore migliore per questo ambiente. Ci siamo trovati subito, è stato amore a prima vista. Noi come squadra avevamo un po’ perso la via, poi lui dopo essere arrivato ci ha rimesso subito in carreggiata. Il suo migliore pregio? La grande fame agonistica che ha. Tante volte mi chiedo come faccia ad averla ancora, è impressionante e invidiabile. Dopo una carriera del genere è solo da apprezzare e prendere come insegnamento".
Guardando avanti, il capitano del Südtirol vede un club che non ha intenzione di fermarsi, pur mantenendo i piedi ben saldi a terra. "Abbiamo un logo su cui c’è scritto 'insieme per crescere'. Non so quanto ci vorrà ma questa è una società con grande voglia di crescere a piccoli passi e con intelligenza. Bisogna sempre capire il momento che si sta attraversando".


