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Sampdoria, Pellè: la danza e il gol

Sampdoria, Pellè: la danza e il gol TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Luca Iannone
sabato 28 gennaio 2012, 10:50Sampdoria

Arriva con grande entusiasmo e già questa è una notizia. Arriva in punta di piedi e per Graziano Pellè si tratta di una questione di stile. Lui alla Sampdoria ha detto subito di sì, gli è bastata una telefonata, due sere fa, all’ora di cena: «Alla Samp, in prestito? Certo, sono pronto e vado con grande entusiasmo, sento che questa può, deve essere, una grande occasione. E cercherò di giocarmela, fino in fondo». Pellè è già stato chiarissimo, pare che si stia schiarendo le idee anche Federico Piovaccari, perché nel ballo degli attaccanti c’entra anche lui. Il giro di valzer è questo: Pellè in prestito alla Samp, Piovaccari a Brescia, pure lui in prestito. Bel balletto.

Restiamo in tema. «Fino a 12 anni giocavo a pallone, ma facevo anche ballo liscio e latino-americano, sono stato campione italiano. Poi mi ha preso il Lecce». Già, Graziano ha pure la grazie della danza. Ed è anche per questo che Pellè è davvero un po’ speciale. Lo è la sua storia, che non è semplicemente quella di un bravo ragazzo, nato 26 anni fa all’ospedale di San Cesareo, ma cresciuto a Monteroni, nel Salento. A Monteroni di Lecce non è facile stare lontano dai signori della Sacra Corona Unita. Beh, Pellè ce l’ha fatta. E a 12 anni ha scelto di giocare a calcio e «all’inizio è stato davvero un gioco, solo dopo ho capito che sarebbe stato un lavoro». Nel Lecce lo ha cresciuto un certo Pantaleo Corvino, oggi direttore sportivo della Fiorentina. Corvino di attaccanti se ne intende e ha pure una certa capacità nell’approccio alle teste matte. In Salento ha messo a pane e acqua bomber come Vucinic e Bojinov. E Pellè? «Mai un problema», Corvino taglia corto, ma è piuttosto chiaro quanto sia ben disposto nei confronti dell’attaccante che sta per approdare alla Sampdoria.

Pellè nel Lecce è cresciuto, dagli Allievi all’esordio in serie A l’11 gennaio del 2004, Lecce-Bologna 1-2. Ma il ballerino del gol è pure un viaggiatore. Un attaccante con la valigia e così a 22 anni, nel 2007 parte per l’Olanda e approda ad Alkmaar, 94.215 abitanti che annusano il Mare del Nord, 27 chilometri da Schiphol, l’aeroporto di Amsterdam dove nel periodo olandese dell’attaccante atterrano parenti e amici.

Già, lui preferisce ospitarli, vuole vivere fino in fondo i giorni di un’esperienza all’estero. E agli amici italiani Pellè presentava sempre un amico argentino. Era un altro emigrato del pallone in quella terra di televisori infilati dentro i caminetti e di ghetti a luci rosse. L’amico argentino è grande e grosso, ha la faccia da duro, ma è solo un’impressione. Fino a un’estate fa difendeva la porta dell’AZ, adesso fa la stessa cosa per quella della Sampdoria. Si chiama Sergio Romero, «un portiere esplosivo, unico, una roccia, ma soprattutto un ragazzo eccezionale. In due parole: un amico».

I due, in Olanda, hanno fatto grandi cose: hanno vinto uno scudetto, in un club che era tornato grande grazie ai quattrini di Dirk Scheringa. Era un presidente davvero singolare, qualcosa di diametralmente opposto alla famiglia Garrone. Scheringa faceva il poliziotto, poi decise di aprire una banca, la DSB. Si comprò l’AZ, costruì un nuovo stadio fatto a conchiglia bivalve, con la scritta “brasserie” su entrambi i lati. In panchina portò Louis van Gaal, un guru, mica uno qualunque. In campo le stelle erano giovani come il portiere con la faccia da duro e il ballerino del gol. Giocarono in Champions, a Wembley, contro l’Arsenal. Poi, in Europa League contro il Fulham, l’attaccante si tolse pure la soddisfazione di un eurogol. Alla fine le cose per Scheringa si misero maluccio, addio squadra, addio sogni, addio stadio fatto a conchiglia. I due gioielli partirono. Il portiere alla Samp, l’attaccante al Parma.

Pellè e Romero si ritroveranno a Genova, è questione di ore. Via Piovaccari, sia comprensivo, nell’interesse di tutti.

Perché Pellè sa far gol e sa farli fare, perché ha entusiamo, perché è vero e per niente “snob” e pure per un’altra cosa, raccontata qualche tempo fa: «Adoro il cinema. Ai miei colleghi piace tanto il “Gladiatore”? Senza offesa, ma non è davvero il mio film pereferito». Ora capite perché Pellè deve avere qualcosa di speciale?

Fonte ilsecoloxix.it

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