Sampdoria, la solitudine del ds: Sensibile si gioca tutto
Che fosse un periodo nero Pasquale Sensibile già lo sapeva da un pezzo, almeno da quando la Sampdoria aveva perso a Nocera, il suo allenatore era finito nel mirino dei tifosi e i giocatori erano stati addirittura presi a pugni e cascate. Ma da ieri anche per il direttore sportivo è iniziato un nuovo ciclo, e niente sarà più come prima.
Non perché la contestazione davanti allo Starhotel mentre Sensibile accompagnava Iachini alla presentazione ufficiale sia stata chissà cosa. Alla fine a urlare era uno soltanto, spalleggiato da altri due tifosi che però si limitavano a dargli ragione. Anche le parole rivolte al ds sono state dure, ma anche rispettose, senza insulti: «Ci devi rispettare, te ne devi andare. Ti devi dimettere, tornatene a Novara». Sono altre le questioni in ballo e il direttore sportivo blucerchiato dovrà fare molto in fretta a considerarle tutte.
La prima e più evidente è che adesso i tifosi ce l’hanno, chi più chi meno, anche con lui. Il contestatore era isolato ma il pensiero abbastanza diffuso; ed è stato lo stesso contestatore a spiegarlo quando il ds era ormai entrato nella hall dell’hotel genovese: «Ci deve rispettare, noi paghiamo per andare allo stadio, qui non si combina mai niente e lui si lamenta per il brusio».
Il brusio era quello sottolineato da Sensibile al termine di Sampdoria-Vicenza. Il ds aveva detto che l’esasperazione dello stadio era arrivata a un livello altissimo visto che la gente aveva rumoreggiato al primo passaggio sbagliato della Sampdoria arrivato dopo venti minuti di calcio arrembante dei blucerchiati. Ieri Sensibile ha precisato: «Forse in questi giorni non riesco più a essere chiaro perché vengo spesso frainteso». Il ds in effetti non voleva in quell’occasione muovere una critica, ma soltanto sottolineare un’evidenza. Il problema è a monte. Che Marassi domenica rumoreggiasse era il minimo che potesse accadere. In una situazione del genere, dopo una retrocessione assurda, tre tecnici cambiati e con il quarto in arrivo, due direttori generali (Marotta e Gasparin) e un direttore sportivo (Tosi) licenziati e con una squadra allo sbando sarebbe davvero strano il contrario: eppure si è sentita una gradinata che ci ha provato fino alla fine, anche sotto di un gol. Sensibile dovrebbe sapere benissimo che a San Siro i tifosi nerazzurri si lamentano al primo passaggio sbagliato dopo un nano secondo di partita, che a Torino sei un fallito se la Juventus arriva seconda, che a Firenze sono sempre pronti a sbranarti, che a Roma non ne parliamo, che a Palermo i rosanero furono contestati quando erano terzi in classifica perché al Barbera persero dall’Inter. Il pubblico della Samp è davvero un’eccezione, perché 17 mila abbonati in B sono un dato enorme e la loro passione pure. Il brusio non deve fare notizia, al contrario delle violenze, quelle sì ma è un’altra faccenda.
La seconda questione determinante è la solitudine di Sensibile. Ieri ha fatto effetto assistere alla presentazione di Iachini: a fianco dell’allenatore non c’era né il presidente né il vice presidente ma soltanto il direttore sportivo. Ricordava in maniera sinistra la presentazione di Cavasin con il solo Tosi.
Ora è abbastanza evidente a Sensibile che se Iachini riuscirà nel miracolo di ridare vigore a una squadra che non ha beneficiato delle cure Di Carlo, Cavasin e Atzori, il merito andrà quasi esclusivamente a Iachini stesso.
Sensibile si è giocato una buona parte di credibilità con la proprietà scegliendo Atzori e continuando a sostenerlo. In più adesso appaiono più marchiani alcuni errori in fase di mercato, come non essere riuscito a sfoltire una rosa decisamente troppo ampia per la B.
I margini per riprendersi ci sono ancora, tuttavia. A prescindere dall’ovvia necessità della Samp di fare risultato (che non dipende da lui) c’è intanto una finestra di mercato a gennaio nella quale non è impossibile rimediare a qualche sbaglio e magari azzeccare uno-due acquisti. Il ds e i suoi collaboratori hanno dimostrato di saperlo fare: Romero, Foggia, Bertani sono certamente tra le poche cose positive di questo inizio stagione.
Poi, fondamentale, prendere in mano la società. A questa barca alla deriva serve un direttore generale. Sensibile non lo è, d’accordo, ma è lui la figura centrale sotto una presidenza che da sempre delega molto. L’idea dei Garrone di creare una struttura orizzontale dove tutti abbiano più o meno la stessa quota di comando appare sempre meno adatta. La Sampdoria è andata bene finché c’era una guida chiara: prima Marotta e poi Gasparin che comunque la lasciò al sesto posto. Il tempo a disposizione di Sensibile non è molto ma nemmeno poco.


