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Sampdoria, la missione di Atzori: giocare bene a Marassi

Sampdoria, la missione di Atzori: giocare bene a Marassi TuttoB.com
© foto di Federico De Luca
autore
Luca Iannone
lunedì 17 ottobre 2011, 14:30Sampdoria

Mettiamo il caso che invece di essere Ascoli-Sampdoria fosse stata Sampdoria-Ascoli. Dopo un primo tempo anonimo che i blucerchiati avevano iniziato benino e terminato malissimo, al terzo minuto del secondo tempo, Costa gira di testa nella propria porta, rendendo vana ogni ipotesi di parata da parte di Romero. Siamo sicuri che sarebbe finita alla stessa maniera? Nel deserto del Del Duca la Sampdoria ha articolato una reazione, pareggiato quasi subito con Piovaccari, vinto all’ultimo minuto di recupero grazie a Foggia.

Se l’autogol di Costa fosse arrivato a Marassi sarebbe forse stato diverso. Perché la prestazione di Ascoli, ancora una volta, non è stata all’altezza del valore della Sampdoria; ma nemmeno sufficiente, se presa nel complesso, per quello che riguarda l’impegno, la determinazione. Allora lo stadio avrebbe rumoreggiato come è accaduto contro il Torino e contro il Sassuolo. Perché dopo la retrocessione lo stadio non riesce a rumoreggiare se non vede una cosa: quelli con la maglietta blucerchiata addosso che corrono come matti per cercare di vincere. E se lo stadio rumoreggia, protesta, il circolo diventa vizioso: la prestazione già scadente diventa pessima.

Espugnare Marassi. Ecco cosa devono fare adesso i blucerchiati per raggiungere l’obiettivo dichiarato, vincere il campionato. Se diamo una scorsa ai numeri, infatti, la differenza di rendimento tra partite in casa e partite in trasferta è evidente. Fuori la Sampdoria ha vinto tre volte, pareggiato due e mai perso: 11 punti, 9 gol fatti e 4 subiti. A Marassi i blucerchiati hanno vinto una volta sola contro il Gubbio in nove uomini già nel primo tempo, pareggiato tre e perso una: 6 punti, 10 gol fatti (ma 6 sono stati messi a segno sempre nella medesima partita contro il Gubbio) e 5 subiti.

Dal vice presidente Garrone al direttore sportivo Sensibile tutti a dire, ovviamente ed è giusto che sia così, che Marassi non può e non deve essere un problema. Per adesso lo è, e non certo per Marassi. Atzori deve lavorare sulla testa dei giocatori più di quanto abbia fatto finora. Essendo uomo intelligente, il tecnico aveva capito presto, fin dalle prime amichevoli estive, che attorno alla Sampdoria aleggiavano «i fantasmi del passato» come lui stesso li ha definiti. C’è un modo relativamente semplice per evitare che si ripresentino a scadenza bisettimanale, quando la Sampdoria gioca in casa: insistere sull’importanza dell’impegno, della corsa, del coraggio. In questo modo si può anche liberare la mente dei giocatori perché si tiene fuori dalla partita la questione risultato: che nel calcio non è mai controllabile.

Come è noto, infatti, una squadra può giocare benissimo e non vincere. Però se si impegna e non vince ci sono tifosi (pochi e la Sampdoria ha la fortuna di averne di questo genere) che incitano e alla fine applaudono. Non è un caso se (sempre escludendo il caso limite del Gubbio) l’unica partita al termine della quale sono scrosciati gli applausi è stata quella contro il Padova: pareggiata, come con Sassuolo e Grosseto, quando però il giudizio del pubblico è stato giustamente ben più severo.

Fonte ilsecoloxix.it

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