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Sampdoria, i Garrone: "Il club si rilancia, non si vende"

Sampdoria, i Garrone: "Il club si rilancia, non si vende" TuttoB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
autore
Federico Errante
martedì 10 gennaio 2012, 19:00Sampdoria

Infuriato. Non c'è altro modo per descrivere lo stato d'animo di Riccardo "Duccio" Garrone, l'imprenditore presidente della Sampdoria, dopo le ultime tremende debacle della squadra. Che, partita lo scorso campionato con l'Europa dei grandi a un passo, è scivolata in modo che aveva dell'incredibile, in serie B e, adesso, potrebbe addirittura perdersi e atterrare in fondo al baratro. Per questo Riccardo "Duccio" Garrone è furente, arrabbiato, e da presidente della società qual è, sia pure molto rispettoso del ruolo del figlio Edoardo, suo vice operativo, non intende assistere al disastro, senza mettere in campo tutte le contromosse possibili.

Così sarà un summit, fra pochi giorni, appena Edoardo sarà tornato dal Sud Africa, un summit di tutta la famiglia Garrone a valutare lo stato dell'impresa fallimentare che si ritrovano fra le mani, l'unica del loro consolidato gruppo: la Sampdoria. Per decidere e mettere a punto mosse e strategia. Con una sola certezza: non si vende. Sarebbe una resa e un suicidio finanziario, sempre ammesso che ci possano essere sul mercato ipotetici compratori di una squadra che si sta spegnendo come una candela.

Riccardo Garrone, tornato in forma dopo i pesanti guai di salute dello scorso anno, si lascia andare solo con gli amici più cari, perché, ancora una volta, è il buon nome della sua famiglia in gioco e lui intende fare il possibile per salvaguardalo. Ripete, il presidente, che la Samp se l'è ritrovata fra le mani "per

un patto d'onore e per rispettare l'amicizia", con la famiglia Mantovani, non certo per voglia di gettarsi in un mondo, quello del calcio che prima gli era quasi sconosciuto, e che poi lo ha prima incuriosito e poi appassionato.

Critiche sono arrivate, tra le tante, anche perché non era presente nessuno della famiglia allo stadio nel giorno della disfatta con il Varese, ma il presidente sbotta: "Non sono stato bene, non vado allo stadio per star peggio". Certo lui, imprenditore decisionista, non capisce ancora bene che cosa si sia inceppato, da metà 2010 a oggi. Dopo la caduta in B, Edoardo e lui avevano giurato, con tanto di annunci sui quotidiani, che bastava un anno a risalire. In effetti, hanno comperato giocatori considerati ottimi per la serie B, (Bertani e Piovaccari su tutti), hanno assunto un direttore sportivo, Sensibile, la Sampdoria è la società con gli stipendi più alti della serie B e "pagati regolarmente", come sottolineano.

Eppure invece di salire verso la A, incombe lo spettro della C, "dove una squadra si sfarina, si sbriciola". E' a questo punto che Riccardo Garrone si è infuriato, oltre a essere preoccupato, per come la situazione, il clima, verso la società, i giocatori, verso la sua stessa famiglia, sta evolvendo. "Di mezzo c'è il nostro buon nome", ripete, e non intende, neppure alla lontana, macchiarlo con una eventuale discesa agli Inferi.

Anzi, tornato combattente e dalle decisioni rapide, come é di solito, il presidente Garrone, nel summit con la sua famiglia, chiederà di fare "miracoli", pur di capovolgere una situazione "che sembra stregata". Le certezze sono poche: 1)i Garrone non vendono 2)sono consapevoli del rischio C e del fatto che, in teoria nulla è ancora perduto per un, sia pure difficilissimo, riscatto. Lo dirà nel summit in famiglia, il presidente, lo ripete agli amici. Lo farà capire, in qualche modo, chiaro, ai giocatori.

Fonte repubblica.it genova

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