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Pescara, lo sguardo obliquo sull'"Adriatico"

Pescara, lo sguardo obliquo sull'"Adriatico" TuttoB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoLegaPro.com
autore
Federico Errante
lunedì 14 novembre 2011, 14:30Pescara

Ho capito: forse Immobile non aveva i 90' nelle gambe. Ma un 4-4-1-1 o 4-5-1 da Zeman non lo voglio. Mai. Soprattutto quando mancano decine di minuti alla fine. Voi direte: il boemo voleva i 3 punti. Capisco. Ma se vuole vincere questo Pescara deve giocare sempre propositivo, almeno come atteggiamento. E non è tanto una questione di 4-5-1. Non eravamo più propositivi ed è facile esserlo quando sei disposto in campo in una certa maniera. Chi attaccava gli spazi con quel modulo? Soddimo che mira l'avversario e ci va a sbattere come contro un palo? Verratti? I terzini  ormai bloccati? Non scherziamo. Insigne non si può autolanciare. Potreste rispondermi con una controdomanda: se rimani propositivo sull'1-0 e magari prendi goal su contropiede a difesa scoperta? Non c'è problema, ne potevamo fare 3 di reti ad un Padova non irresistibile. Anzi, molto poco irresistibile. E la riprova sono i tre pericolosi minuti di arrembaggio finale.

Il Pescara ci ha abituato, grazie a Zeman, ad un gioco molto bello, ma, come nelle recenti partite, anche stavolta le imprecisioni su passaggi banali non si contano e il numero di palle perse è sempre superiore all'avversario.

Bisognerebbe sempre metterla sul ritmo propositivo; questo dovremmo sempre tener presente in ogni momento della partita. E' chiaro che sulle occasioni saranno sempre più cinici gli altri. Gomiti alti e tacchetti sui giocatori pescaresi a gioco fermo sono ferri di un mestiere che non vorremmo mai vedere. D'altra parte ci viene detto dall'esperto che, se la squadra contro cui è stato fischiato un fallo non protesta, allora significa che il fallo non c'era; con questo modo di ragionare, cari esperti, vi meritate le sporche furbizie di certi giocatori. L'isola zemaniana invece parla di un Insigne che rifiuta un calcio d'angolo confessando di aver toccato il pallone. Registro due fuorigiochi non segnalati che potevano portare in vantaggio il Padova e un rigore evidente per il Pescara negato dall'arbitro.

Dopo questa partita non ci diremo più, come Paolo di Tarso, che "ciò che era nascosto sarà chiaro". Rivedendo e rivivendo la serata senza ombra di tenerezza e con sguardo critico, non ci restano più dubbi: con 1-2 rinforzi a gennaio questa squadra andrà in serie A direttamente. Il nostro gioco e la nostra forma fisica sono superiori a quelli del Padova (vedi i crampi fin dal 70'). Sospetto che valga lo stesso per il Torino, come dimostrano le sue prestazioni. Ritengo giustissimi gli applausi finali dello stupendo pubblico pescarese. Li capisco, vorrebbero restare per sempre su quelle curve a gustarsi partite lunghissime, non  di 90', ma di giornate intere. Rimane sempre un retrogusto amaro quando ormai fuori dallo stadio ti avvicini alla macchina per tornare a casa e pensi che il movimento dei giocatori pescaresi è incomparabile con quello di qualsiasi squadra di serie B. Retrogusto amaro, sì: perchè la velocità dei movimenti, delle scene di questo film anti-hollywoodiano impediscono di fissare l'immagine della squadra, di farti un'istantanea della squadra schierata; troppi chilometri fanno Zanon, Cascione e Gessa. Non è più lo sguardo che si impadronisce delle immagini, ma quest'ultime che si impadroniscono e sommergono la coscienza di ognuno: non sarà più esattamente lo stesso marito, lo stesso fratello che tornerà a casa dopo il "cinema zeman". Per gustarne interamente il movimento dovreste vedere le scene con uno sguardo a volo d'uccello sul prato dell'Adriatico. Esattamente come i filosofi pretendono di guardare alla realtà, con quell'astrazione sublime che pretende di distanziarsi dalla propria miserevole, abitudinaria e limitata prospettiva individuale di uomo sempre inquietamente morboso riguardo al futuro prossimo e incapace del coraggio di liberarsi delle proprie origini. Esattamente come l'arte, che per non sprecarsi nel già visto e nella impossibile speranza di poter cogliere la verità nella sua totalità, preferisce volare intorno alla verità, a  distanza, per farla vivere. E l'amore è il sentimento che più esalta la distanza: più l'amata è lontana, più la sua presenza-assenza si fa insopprimibile nella mente. Domenica la nostra amata sarà ancora una volta vicino: vi rivoglio tutti come stasera. Questo pubblico è la luce del proiettore fotografico di un film che si fa sempre più indimenticabile.

Fonte ForzaPescaraTv - Silverio Zanobetti

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