Menu Primo pianoCalciomercatoIntervisteEsclusive TBCalendari
Eventi LiveMobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie B arezzoascoliavellinobeneventocarraresecatanzarocesenacremoneseempolihellas veronajuve stabiamantovamodenapadovapalermopisasampdoriasudtirolvicenzavirtus entella
TMW Scommesse

Pescara, lo "sguardo obliquo" sul "Granillo"

Pescara, lo "sguardo obliquo" sul "Granillo" TuttoB.com
© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport
autore
Federico Errante
lunedì 19 settembre 2011, 15:00Pescara

L'esperta Reggina copre tutti gli spazi e concretizza quel pochissimo che ha creato. Senza il gol iniziale su punizione la squadra calabra avrebbe dovuto costruire gioco: invece la partita si è accomodata come Breda sperava. Il dominio quasi ininterrotto, la maggior pericolosità del Pescara e i due  meritati gol non devono nascondere gli errori dell'inedita coppia difensiva (sul secondo gol solo uno dei due sale), l'incapacità, derivante anche da una attenta difesa a 5 degli amaranto, di creare spazi, di inventare il guizzo finale, di essere più cattivi negli ultimi 20 metri, di concretizzare lo sterile e inedito (per Zeman) eccesso di possesso palla, come eccessiva, paradossalmente, è la percentuale di passaggi riusciti.

Ecco, probabilmente saremmo soddisfatti da questo lineare commento, trovato in qualche sito o quotidiano. Ma un grande evento è grande solo per il grande osservatore.

Provate, ad esempio, a riguardare determinati singoli eventi di Reggina-Pescara 4-2 attraverso gli occhi di Zeman, concentrando il vostro sentimento con quello di Zeman. Avreste le medesime visioni di chi, nell'attimo in cui sta per cadere in un precipizio, si è visto passare vertiginosamente davanti  tutta la propria vita, miliardi di singoli  eventi che non pensavate neanche di ricordare tutti condensati in pochi istanti; eventi piccoli ma significativi, emblematici. Sareste così pervasi da una sensazione di fatalità accettata al di là del bene e del male, guardereste lo scorrere del presente da un tempo immemorabile. Facciamo due esempi.

Prendiamo l'occasione sprecata da Insigne. Attraverso uno sguardo che arriva da un tempo immemorabile, Zeman, con una visione infinitamente accelerata che raccoglie in pochi istanti anni di palle gol divorate dalle sue amate punte, non si dispera. Sa che in certe antiche civiltà, per affermare il proprio valore simbolico, la propria nobiltà si sfidava l'altro dissipando davanti a  lui i propri beni, uccidendo i propri animali: la scena dello spreco del profitto accumulato era spettacolare, gloriosa e ad essa seguiva il plauso della comunità. Se l'altro ostentava meno spreco, se dissipava una minor quantità di beni perdeva la sfida e risultava socialmente umiliato. Zeman guarda sornione Insigne che dissipa l'occasione e pensa, sullo sfondo della sfolgorante energia del boato del pubblico casalingo e in trasferta, di aver così umiliato Breda. Ha regalato un brivido, ha regalato al pescarese (ma anche al pubblico amaranto) un'infantile estasiata incredulità. L'attimo in cui la palla schizza fuori dalla porta provoca una medesima immediata reazione nelle due tifoserie: stupore, il tempo e il cuore si fermano dimentichi del solito stanco sopravviversi quotidiano. Solo in un secondo tempo le strade si divaricano: il rammarico da una parte e la gioia dall'altra. Come se non bastasse tutti sono costretti una volta di più, a stropicciarsi gli occhi quando invece di subire il colpo psicologico come quasi tutte le squadre farebbero, il Pescara continua a macinare gioco, come se esistesse un “potere della perdita”, dello spreco che aggiunge benzina insperata nelle gambe e nella mente.

Altro evento: il gol preso su calcio piazzato, solita nota dolente. Anche in questo caso non dobbiamo rassegnarci o protestare contro le perenni lacune che le squadre di Zeman mostrano. Riguardando i 3 cross diretti da calcio d'angolo battuti dal Pescara in area di rigore contro il Modena due settimane fa, si nota la totale indifferenza dei giocatori alla traiettoria, quasi completamente fermi, quasi come a dire “non è roba nostra”, come se ormai avessero deciso di doversi attivare solo su azione costruita, palla a terra. Possiamo ricondurre tutto all'incapacità di Zeman, alla mancanza di attenzione dei giocatori o alle presunte manchevolezze della difesa a zona? Non saprei. Di certo mancheremmo di disincanto se ci aspettassimo un miglioramento consistente attraverso qualche esercizio a fine allenamento. Direi che forse siamo di fronte ad un aut aut. Vogliamo Zeman? Allora prepariamoci senza rimorsi a sistemare due centrali difensivi come aiutanti degli attaccanti avversari. I difensori amano così tanto la bellezza di questo sport che preferiscono concedere qualche metro in modo da non distruggere il gioco, il desiderio. Brosco l'ha quasi fatto sul quarto gol, anche se poi, purtroppo, ci ha ripensato ed ha atterrato Ceravolo (pensate a come avremmo accettato ben più volentieri di subire il 4 a 2 con tap-in o incornata su cross di Ceravolo). Prepariamoci senza rimorsi; questi problemi non sono una necessità a cui rassegnarsi ma neanche una dimenticanza contingente di Zeman o un'accidentalità di gioco: è la via che ha scelto Zeman. E ad ogni sconfitta gli credo sempre di più. Non credo in Zeman, come se fosse una causa da difendere o un argomento culturale. Credo Zeman: il mondo-Zeman è il mio vocabolario e quindi non posso prescinderne neanche nella menzogna e nell'errore, perché mentirei e sbaglierei sempre in esso.

Certo, un grande evento è grande solo per il grande osservatore. E in giro ce ne sono davvero pochi se, dal sito di un famosissimo quotidiano, l'apice dell'impudenza viene raggiunta in queste parole: “la Reggina piega il Pescara più nettamente di quanto non dica il risultato finale”.

Fonte ForzaPescaraTv - Silverio Zanobetti

Altre notizie Pescara