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Pescara, le ex giacchette nere e la "scossa" di Sdengo

Pescara,  le ex giacchette nere e la "scossa" di Sdengo TuttoB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
autore
Federico Errante
giovedì 12 aprile 2012, 16:30Pescara

Nuovo appuntamento con la rubrica 'Il Diario di Bord(in)o' su ForzaPescara.TV, redatta in esclusiva per la web tv dell'universo biancazzurro dal giornalista Paolo Bordino. Nella puntata odierna affrontato un tema di grande attualità in casa Pescara.

Massì, una volta tanto quattro andiamo anche noi, un po' come per aggregarci al carrozzone dei vincenti dalle scuse pronte all'uso per ogni sconfitta domenicale, a fare un po' di pulci a quei signori che un tempo venivano a ragion veduta chiamate "Giacchette nere", stando alla loro mìse, un misto tra un cameriere, un becchino ed uno scolaretto d'altri tempi, che rendeva gli arbitri di calcio unici nel loro genere, in quegli anni '50 albori della pedata mediatica. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Anzi, di tecnologia. Le giacchette da prima comunione sono via via col tempo scomparse, per cedere il posto a completi fluorescenti ed, in primo luogo, al vigile quanto voyeuro occhio della telecamera, con una moviola che, da strumento imparziale o propinatoci come tale, si è scoperta poi essere (con il trionfo di movioloni, supermovioloni e biscardismi connessi) qualcosa di estremamente manipolabile ed aleatorio non si immagina quanto.

Del rapporto tra Pescara zemaniano ed arbitri se ne parla tanto. Poco? Troppo? Il giusto? In fondo, a guardare bene, tutte e tre le opzioni prevedono una risposta affermativa. Attribuire agli arbitraggi obiettivamente sfavorevoli una serie di prestazioni opache (ci viene in mente, ad esempio, quella offerta al Comunale contro il Torino) distoglierebbe l'attenzione sugli errori che la squadra commette in campo, cosa che implica la necessità di valutare l'effettivo impatto delle direzioni di gara sulla dinamica delle stesse.

In questo, va detto, il Pescara è stato fedele eccezione alla regola in base alla quale, secondo non si sa chi, i torti arbitrali alla fine si compenserebbero con i favori. A ben vedere, fino a questo momento, così non è stato. Volendo mantenerci sul superficiale, ammettendo che non sono comunque mancate alcune partite in cui (Vicenza, Cittadella ed entrambe con la Juve Stabia) le giacchette colorate hanno offerto una mano al Pescara, sia pur piccola rispetto al mare magnum delle sviste contrarie, specie per quanto concerne il versante di qualche pesante cartellino giallo risparmiato, il famoso saldo favori/torti è fino a questo momento, va detto, chiaramente in passivo. Volendo mantenerci in un'approssimazione per difetto, i punti di Grosseto, Ascoli e Modena certamente mancano alla classifica dei ragazzi di Zeman, escludendo dal computo la gara contro il Varese, quella contro il Bari (che, ne siamo certi, se rinviata come buon senso avrebbe richiesto, avrebbe avuto altro esito) e quella casalinga contro il Padova. Non computiamo, invece, la sfida contro il Brescia, per cui è richiesto un discorso analogo a quello precedentemente fatto per il match contro il Toro. Di gara da pareggio si trattava, anche per la mole di occasioni create dalle rondinelle di Calori specie nella prima fase della seconda frazione di gioco. Così come riteniamo che, al contrario, non abbia inciso sulla dinamica del match il "mani" di Brosco sul 2-1 a Nocera Inferiore, apparso netto e non visto da Pinzani, proprio l'arbitro, guardacaso, di Varese-Pescara.

Ogni errore arbitrale va, quindi, contestualizzato. E, contestualizzando, non si può negare che di punti alla classifica del Pescara certamente ne mancano, senza contare che, anche in occasioni di vittorie roboanti, i biancazzurri hanno talvolta incappato in direzioni non favorevoli, riuscendo comunque a portare a casa l'intera posta in palio. Spesso l'atteggiamento arbitrale (e non si nota dai grandi, ma dai piccoli ed impercettibili errori ed atteggiamenti dei vari fischietti) indispettisce ed innervosisce non poco chi va in campo. Mettetevi, ad esempio, nei panni dei giocatori del Foggia zemaniano dello scorso anno, che a Siracusa incapparono nella direzione di gara di tale Barbiero di Vicenza, il quale fu accusato da alcuni calciatori rossoneri (Burrai e Laribi) di essersi sistematicamente rivolto a loro con espressioni blasfeme ed irriguardose nei loro confronti. Pur prosciolto "per mancanza di prove"fu comunque accertato dalla Commissione Disciplinare dell'AIA (anche se qualcuno "invocò" la bestemmia a mo' di veneto intercalare) che lo stesso abbia più volte "nominato la divinità". Come per dire "ha bestemmiato, vi ha insultato ma non possiamo condannarlo poiché non ci sarà mai la prova". Domanda per tutti: come vi sentireste se, in tribunale, un giudice usasse espressioni del genere nei vostri confronti mantenendo un atteggiamento normale riguardo alla controparte? Certamente la vostra pazienza sarebbe messa a dura prova ed il nervosismo fioccherebbe. Magari l'arbitraggio del direttore di gara appare agli occhi di chi osserva esternamente senza la minima pecca, ma lo stesso incide su una gara in modo assai più determinante di chi commette una serie di errori, in parte anche gravi. E fortunatamente, per il momento, questo al Pescara non sembra essere ancora capitato, pur se una serie di errori hanno obiettivamente indispettito e condizionato la lucidità degli uomini di Zeman.

Zeman. Proprio l'uomo del "mo' ce la faccio vedere io...". Da lui deve partire la scossa per tornare a far sì che gli errori delle giacchette nere o ex tali non vadano ad inficiare su prestazioni o risultati più di quanto abbiano fatto finora. In un campionato in cui nessuno, tranne Zeman stesso (come ricordava giustamente Sebastiani, che non aveva neppure scelto lui il tecnico boemo) osava minimamente immaginare ad inizio stagione. Zeman è un allenatore scomodo e lo si sa. Lo è per ragioni molto semplici, anche se lontane da ciò che i media mainstream propinano: non è scomodo perché ha attaccato la Juve o Moggi. Questi è stato un suo nemico, ma agiva con Zeman così come con altri con la giustizia, sportiva ed ordinaria, che ha fatto il proprio corso in un senso ben determinato ed inequivocabile. Ma lo è perché, in un mondo come quello del pallone, metafora del capitalismo più selvaggio, Sdengo da Praga (via Palermo) è tra gli unici a poter rischiare di vincere i campionati senza far spendere un euro, ergo senza far circolare denaro che alimenta clientele e sottoboschi vari. E' stato lui l'unico a poter centrare il sesto posto in Prima Divisione a Foggia con una formazione costata quanto lo Scafa ed anche assai meno (con tutto il rispetto per il simpatico sodalizio biancazzurro), sfiorando i play-off; è l'unico che, ad Aprile e con tutte le travagliate vicissitudini che si sono state (arbitri, inattività causa neve, dramma di Mancini) sarebbe ed è stato effettivamente in grado di tenere una squadra costata un caffè o poco più (con il suo top-player che prende la metà di un difensore panchinaro della Nocerina, fonte certa) a due punti da un sogno chiamato serie A. Un sogno ancora pienamente realizzabile, ma che assumerebbe i connotati di un miracolo, che troverebbe la luce in primis grazie a Zeman stesso.

Concetto, questo, che è bene precisare nel caso in cui (corna facendo) a fine campionato non tutto dovesse girare bene, visto che già qualcuno inizia a dare la colpa di un'eventuale mancata promozione al tecnico boemo, chi per gli arbitri che gli danno addosso (un po' mafioide come modo di pensare, tra l'altro), chi per colpa della difesa alta e del fuorigioco (anche se occorre capire cosa c'entrano le suddette, ad esempio, nella sconfitta di Varese). Discorsi, questi, che non potranno, comunque vada, oscurare il nodo centrale del discorso: se il Pescara oggi è lì ci è grazie a Zeman e non nonostante Zeman. Arbitri o non arbitri.

 

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