Pescara, la riscossa parte da ZZ
Archiviata la sfortunata prova contro il Varese, Zeman torna a parlare con i giornalisti proiettandosi nel rush finale del torneo. Piglio combattivo e squadra caricata sulle spalle a caccia, contro il Livorno, di tre punti imperativo categorico. Il punto di Luciano Rapa.
Zemanlandia sparita? “Mo ce la faccio vedere io”. Sguardo fiero, personalità da vendere, tono deciso: il condottiero è tornato a parlare. Colui che qualcuno ha definito ‘Il Muto’ ha proferito parola. Ci ha messo la faccia, facendo scudo sulla squadra calamitando tutta l’attenzione su di sé. Le esternazioni di ZZ, che siano piaciute (a tantissimi) oppure no (a pochissimi), rappresentano lo scossone opportuno oltre che necessario che solo un vero Leader sarebbe stato in grado di dare. Non è nuovo a sortite di questo tipo il boemo, nei momenti difficili ha sempre protetto i suoi uomini per lasciarli lavorare, ricompattandosi, lontano da critiche (e pazienza per chi, negandolo, rivendica a Mou la paternità di questo modus operandi). Invero, a ben analizzare le frasi di Zeman, si è forse posta l’attenzione più sui torti arbitrali (numerosi, inconfutabili e penalizzanti, sia chiaro) che sul momento opaco della squadra (smentito più sulla base dei numeri, sterili e fini a se stessi, che su altro), ma era quello che ‘The Chief’ doveva fare. Inoltre i segnali della squadra a Varese sono stati incoraggianti: si è tornati dalla Lombardia a mani vuote, è vero, ma la prestazione, pur non del livello auspicato, è stata sicuramente in tono maggiore rispetto alle ultime uscite. La differenza, contro Granoche e Soci, l’hanno fatta, più che in altre circostanze, gli episodi. Una partita, così come la vita, è una summa di episodi, talvolta favorevoli e talvolta contrari, talvolta voluti e talvolta casuali. Archiviare sin dal match di Livorno il periodo nero e ripartire con una vittoria è l’imperativo assoluto. L’aver totalizzato un solo punto sugli ultimi dodici disponibili ed essere ancora in piena bagarre è un nuovo segnale che induce all’ottimismo, come l’affermazione di ZZ che vede paralleli tra il Pescara attuale ed il Foggia dello scorso anno solo in termini di vessazioni arbitrali e non di prestazioni. Tre punti per ripartire, dunque, e per zittire anche scettici e detrattori. “L’Italia è una società operistica”, scrive Beppe Severvigni sul Magazine Sette del Corriere della Sera, “il tenore viene osannato fino al momento prima d’essere fischiato e costretto a lasciare la scena. A quel punto viene dimenticato da ammiratori e detrattori”. Nella stesura di un capolavoro ci sono momenti duri, crisi di ispirazione e battute d’arresto. L’orchestra zemaniana, dal Maestro all’ultimo dei musicisti, a fine concerto raccoglierà la standing ovation. Scommettiamo?


