MATTINO DI PADOVA - SCOMMETTIAMO SU DI NARDO
Grazie Handanovic. Da tutta Padova. Sarà anche stata ininfluente ai fini del risultato finale la paperissima del portiere mantovano che non ha evitato ai biancoscudati nè la sconfitta nè l’incubo retrocessione sempre più reale. Ma almeno ha ridato la speranza. La speranza di riveder sorridere Totò Di Nardo, per tutti l’eroe di Busto, l’uomo della serie B, l’idolo della porta accanto sempre cordiale e pronto alla battuta con tutti i tifosi.
Con quel suo ghigno furbastro e inconfondibile che negli ultimi tempi si era fatto sempre più amaro e malinconico. Non potrà negarlo: anche Di Nardo, come tutta Padova, sognava in autunno un campionato da protagonista che riscattasse finalmente tutto il fango ingoiato in quest’ultimi undici anni. Ma, mentre l’entusiasmo svaniva, la Pulce era costretta a fare i conti con un digiuno personale talmente lungo da assumere i contorni della maledizione. Il cammino realizzativo del numero dieci si ferma il 21 novembre contro l’Empoli al gol dell’illusorio 2-2 che non servirà ad evitare la prima sconfitta casalinga stagionale. Poi il deserto. Totò resta fermo a quota sei gol segnati per uno, due, tre, quattro mesi.
«Non ho mai passato così tanto tempo senza segnare pur giocando regolarmente», si sfogava prima della sfida al Frosinone, evocando un gol dell’ex mai arrivato. E allora sì che il sei diventa stregato. Da quando ha messo piede in serie B, il bomber campano aveva sempre segnato sei gol a campionato. Non uno di più né uno di meno, dalla sua ultima stagione a Frosinone fino ai due campionati di prima divisione a Padova. E che quel numero fosse maledetto lo si era capito da tanti piccoli segnali, come quel gol ingiustamente annullato ad Ascoli per fuorigioco, fino alla mazzata finale: il rigore sbagliato contro il Torino costato partita, sfuriata di Cestaro e contestazione dei tifosi.
C’era anche Di Nardo fra i cinque giocatori chiamati a rapporto dagli ultras dopo la disfatta contro i granata. Ma, mentre Italiano e Cano cercavano di spiegarsi, la Pulce rimaneva in disparte, quasi nascosto dietro il cordone di polizia. Testa bassa, incassava senza batter colpo tutta l’ira degli ultrà fino alla fatidica frase pronunciata da un tifoso: «Dovete giocare con lo spirito di Busto». Di Nardo per magia si illumina, alza la testa e annuisce. Ma nelle due successive gare rimane a guardare dalla panchina senza entrare nemmeno un minuto. Il Padova vince celebrando il riscatto grazie ai nuovi gemelli del gol Vantaggiato e Soncin. E’ un fuoco di paglia che si spegne a Mantova, proprio dove si riaccende la speranza di Totò. Finalmente il gol, inutile, brutto e causale quanto si vuole ma che rompe la maledizione. E adesso che si è sbloccato non vuole più fermarsi anche perché sa che è arrivata la sua stagione.
Da buon napoletano non ha mai sopportato il freddo Di Nardo. Dei 27 gol segnati negli ultimi 4 campionati solo uno è arrivato tra gennaio e febbraio. Il resto tutti in autunno o con i primi caldi. E allora benedetta primavera e grazie ancora Handanovic. Siamo sicuri che Totò un bel vassoio di sfogliatelle te l’avrà già recapitato a casa.


