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MATTINO DI PADOVA - I GRANDI EX: "SERVE UNITA' D'INTENTI"

MATTINO DI PADOVA - I GRANDI EX: "SERVE UNITA' D'INTENTI" TuttoB.com
© foto di Andrea Pasquinucci
autore
Redazione TuttoB
giovedì 4 marzo 2010, 11:26Padova

Gli «eroi» del 1994, artefici di quella storica promozione in serie A inseguita per 32 lunghissimi anni, hanno da tempo lasciato il calcio giocato per intraprendere la carriera di allenatore. Uno con il patentino già acquisito, l’altro ammesso proprio quest’anno al Master di Coverciano, dove siede sui banchi insieme a Carlo Sabatini, appena esonerato da Cestaro, ma anche a Giacomo Modica e Carmine Nunziata, altri due grandi del passato, e a Maurizio Pellegrino. Giuseppe Galderisi e Claudio Ottoni, il bomber e il capitano del Padova di Sandreani-Stacchini, stanno facendo benissimo ad Arezzo e a Salò, rispettivamente in Prima e Seconda Divisione. Secondo in classifica, alle spalle del Novara di Tesser, il mitico «Nanu»; in zona playoff, con il suo Feralpi «ripescato» dalla serie D l’estate scorsa, l’ex difensore. Chi meglio di loro, padovani d’adozione ormai, può valutare, con cognizione di causa, il momento delicatissimo che attraversa la squadra in serie B? Li abbiamo sentiti a tre giorni dalla partita della verità con il Gallipoli.

Come vivete, a distanza, il tormentato campionato dei biancoscudati, penultimi e contestati?

OTTONI. «Francamente la cosa mi sorprende. Considerato l’inizio positivissimo, li avevo pronosticati da playoff. Per i nomi che si ritrova e per gli investimenti fatti, il Padova non è da bassifondi della classifica. Ho seguito in tv la partita con il Torino: nel primo tempo è stato sfortunato, rigore a parte. Poi, nella ripresa, la situazione si è capovolta. Ad Ancona, una settimana prima, avrebbe dovuto amministrare meglio il doppio vantaggio, invece si è fatto raggiungere. Che dire? Da ex provo amarezza. Sarebbe devastante per l’ambiente se si retrocedesse in terza serie, non oso pensare come reagirebbero i tifosi».

GALDERISI. «Lo vivo male, perchè il Padova era partito molto bene e mi aspettavo una grande stagione. Adesso ci vuole solo unità d’intenti, il gruppo deve trovare l’energia giusta per venirne fuori, perchè la tifoseria merita di più».

Foste al posto di Di Costanzo, su cosa fareste leva per scuotere i giocatori?

OTTONI. «Non insisterei con il 4-4-2, anche se è il suo modulo, perchè non ha gli elementi adatti. Patrascu terzino è troppo lento, e lo si è visto in occasione della rete di Bianchi, e Bovo può adattarsi a finire sulla fascia, ma è più un interno che un esterno. L’allenatore dovrebbe tornare al 4-3-1-2 d’inizio stagione. Poi, è chiaro, l’aspetto psicologico conta molto».

GALDERISI. «Capisco la situazione di Nello e le difficoltà che sta incontrando. Spero che riesca ad esprimere i valori di un organico che è e resta di qualità, nonostante i risultati negativi degli ultimi mesi. Ma consigli non mi permetto di dargliene».

Non credete che i tifosi abbiano dimostrato grande maturità in un’annata apertasi all’insegna dell’euforia e ora scivolata sui binari del pessimismo?

OTTONI. «Sicuramente. Dopo 3-4 sconfitte, in qualsiasi altra piazza, ci sarebbe stata contestazione. Invece il pubblico è stato encomiabile».

GALDERISI. «Nessuno più di noi, elementi portanti di un gruppo che è entrato nella storia, può dire quanto ci leghi il rapporto con il pubblico biancoscudato. Giustifico la delusione, ma la B è un campionato allucinante, dove non ti puoi mai fermare. Bisogna fare fronte comune, società, squadra e tifosi. Credetemi, è fondamentale per salvarsi».

Rivedremo mai uno di voi a Padova, come mister stavolta?

OTTONI. «Certo che mi farebbe piacere tornare! L’opportunità ce l’avevo avuta dopo l’abbandono di Glerean, sarei potuto andare in panchina a Lumezzane quella volta, ma presero Ulivieri perchè ritenevano che non avessi l’esperienza giusta. Adesso penso solo a proseguire bene con il Salò, siamo un bel gruppo e, ottenuta la salvezza, poi ce la giocheremo per obiettivi forse diversi».

GALDERISI. «Il 26 dicembre 1996, quando lasciai Padova, dichiarai che prima o poi sarei tornato, senza precisare in quali vesti. Dopo tanti anni di gavetta da tecnico, mi sento pronto per questa piazza perchè, per come sono fatto io e per come la gente mi conosce, ho la città nel cuore. A Cestaro parlo apertamente: deve tener duro, merita indubbiamente più soddisfazioni di quelle che ha ottenuto. E se un giorno accetterà di incontrarmi a cena, chissà che non si faccia convincere che “Nanu” è la persona giusta per lui e per il calcio biancoscudato».