MATTINO DI PADOVA - CESTARO: "IMPARINO DALLE MIE RAGAZZE"
«Sa cosa le dico? Che prendo il dvd di questa finale vinta per un punto, lo porto nello spogliatoio del Padova e faccio vedere ai giovanotti come si lotta sino all’ultimo secondo, ma ultimo per davvero, quello che precede il fischio finale degli arbitri. Eh sì, i calciatori biancoscudati avrebbero molto da imparare dalle mie ragazze...». E’ un fiume in piena Marcello Cestaro pochi minuti dopo che il Famila Schio ha apposto il suo sigillo, soffertissimo, sulla Coppa Italia 2010 di basket femminile.
Al PalaTaliercio di Mestre, nel derby tutto veneto con l’Umana Reyer Venezia, il quintetto vicentino si riappropria del trofeo 5 anni dopo l’ultimo successo, colto a Napoli sempre contro lo stesso avversario. Per le ragazze in maglia orogranata, che avevano invece trionfato al PalaCampagnola di Schio nella finale 2008, la sconfitta ha il sapore della beffa: sotto di 13 punti a metà gara (39-26 per la squadra di coach Orlando), erano riuscite a rimontare e a sorpassare di gran carriera le arancioni, portandosi addirittura a + 10 a 4’ dalla sirena (51-61, con un parziale di 12-35) e restando comunque avanti, con un + 8 (56-64) a 2 minuti dalla fine. Sfruttando alcuni errori madornali delle avversarie, Macchi & C. hanno invece costruito, sul filo dei secondi, la loro apoteosi, chiudendo davanti di una sola lunghezza (66-65).
Lottare sempre. Il cavaliere si porta a casa la quinta Coppa Italia della storia scledense («Adesso - gongola - sono alla pari di Como, 5 come loro»), con tanto di medaglia d’oro infilatagli al collo da Dino Meneghin, il presidente della Federbasket, ma stavolta è persino morigerato nell’esternare la sua gioia. «Per un punto abbiamo fatto nostra la semifinale (contro Faenza, detentore in carica, ndr) e per un punto siamo riusciti a prevalere su Venezia - commenta - Però questo insegna qualcosa: che non solo non devi mai pensare di avercela fatta, anche se sei avanti di 13, e che bisogna lottare su ogni palla, perchè ogni palla è decisiva. Anche l’ultima».
Padova, datti una mossa. A cascata, ecco il Cestaro-pensiero su Italiano & C., reduci dal colpaccio di Lecce contro il Gallipoli. «Ci vuole grinta, tanta grinta, e con quella pure la convinzione. Credere, insomma, nel risultato - sostiene agitando le mani, come per dare più enfasi alle parole - Una partita vinta non basta, non si è fatto niente. Il Padova deve darsi una mossa, l’ho detto chiaro e tondo al gruppo e all’allenatore, e non mi bastano i 3 punti di sabato. Ora c’è il Crotone, poi si va a Mantova, quindi ci toccherà il Grosseto, nel turno infrasettimanale. Mi piacerebbe portare i giocatori a vedere ciò che fanno le ragazze del basket: la determinazione che hanno profuso oggi (ieri, ndr) dovrebbe servire da esempio».
Ci vado o no? Ma quella frase «Se non vincono, pago i debiti, porto i libri in Tribunale e finisco qui», pronunciata lunedì scorso a Bresseo dopo il faccia a faccia con la squadra, era solo una provocazione, giusto presidente? «No no, guardi che non scherzavo... Io i libri li porto sul serio in tribunale o dal sindaco, se non ne veniamo fuori». La risposta c’è stata, comunque. «Ma una rondine, come si dice, non fa primavera. Pretendo la continuità. Qui mi sa che non è sufficiente quota 50 per salvarsi. Per cui vedrò nei prossimi giorni che fare: se andare a trovare il gruppo per complimentarmi del successo colto in Puglia, ma non andando oltre il “bene, bravi”, oppure se non recarmi affatto a Bresseo. Sa, mi hanno riferito che qualcuno si è lamentato della sfuriata del sottoscritto. Non so che farci, ma io il mio motto l’ho già coniato: “Voglio un Padova di uomini duri, potenti, che non mollino mai”. Proprio come le giocatrici del Famila». E alla partita con il Crotone, sabato all’Euganeo, ci sarà? «Vedremo. Ho qualche giorno per pensarci». Impressione personale: verrà, verrà...
La moglie: «Deve mollare». La signora Renata, consorte del patron, che ha trepidato al suo fianco nel pomeriggio-thrilling di Mestre, al solo sentir parlare di calcio e di Padova, confida: «Noi continuiamo a ripeterglielo: “Marcello, lascia perdere, cedi tutto e vieni via”». E lui, che ribatte? «E’ un duce, va avanti per la sua strada imperterrito. Vuole mettere il basket con il calcio? Meno stress e meno soldi. Tanti soldi in meno... E nessuna contestazione». Capito che aria tira, a casa Cestaro?


