DAL BLOG PADOVASPORT: "SOCIETA' INADEGUATA, ASPETTIAMO LA SCINTILLA"
Il Padova è in caduta libera, lo spettro della retrocessione comincia lentamente a prendere forma, i tifosi contestano. Ma vi ricordate cosa successe l'anno scorso? Rinfreschiamoci la memoria: il 5 aprile i biancoscudati persero in casa 3-2 contro il Ravenna. Un k.o. pesantissimo che mortificò per l'ennesima volta i tifosi. Nessuno dopo quella partita avrebbe riposto la benchè minima speranza in una qualificazione ai play-off. Sembrava tutto finito ("Game Over" come intitolò il Mattino). I giorni a seguire furono di fuoco. La lite di Pederzoli e Varricchio con Edel, Canello preso per il collo da Cestaro, i giocatori contestati e insultati dai tifosi. Tensione ai massimi storici. Ebbene, lì... scoccò la scintilla. Quel gruppo si compattò, cominciò a giocare con il "fuoco" dentro, vollero a tutti i costi dimostrare di non essere dei falliti, cambiarono il copione di un finale già scritto. L'impresa riuscì, lasciando nei mesi successivi, una scia di ottimismo che influì positivamente sul debutto in serie B. Sono così passate in secondo piano certe scelte discutibili, frutto del solito pressapochismo. Ma di fronte ai risultati non si discute. Gli errori sono tali soltanto quando portano a conseguenze negative. Puoi anche costruire una squadra teoricamente debole, affidarti a persone teoricamente incapaci, gestire la società malamente, ma se poi vinci significa che non hai sbagliato. E per un po' noi abbiamo vinto. Ora però con il tempo stanno riaffiorando tutti i vecchi problemi. Come un armadio stipato e chiuso di forza che a poco a poco si riapre e tracima. Il primo dei grandi problemi riguarda l'organigramma, si tratta forse della causa principale di tutti i mali del Padova dell'era Cestaro. Il nostro signor Famila non vuole affidarsi, come fa invece nell'altro suo campo lavorativo, a un dirigente esperto in materia. Un manager del calcio, una persona che abbia le competenze per:
a) scegliere (giocatori, allenatori e quant'altro); b) dirigere; c) interloquire con i giocatori. Una società sportiva vincente ha bisogno di un'unica figura di riferimento interna. Guardate invece il Padova: sabato a parlare con i tifosi (mi riferisco al primo confronto, non quello con i giocatori) sono andati Cestaro, Sottovia, De Franceschi e Potti. Ma chi comanda? Chi prende le decisioni? Chi scuote la squadra nei momenti decisivi? Con il motto cestariano del "fasso tutto mi" non andremo mai lontano. Cestaro DEVE affidarsi a veri manager del calcio. Da tifoso del Padova mi secca dirlo, ma abbiamo tanto da imparare dal Cittadella che ha un organico semplice e trasparente, ma vincente: Presidente e Direttore generale plenipotenziario. Qui a Padova si promuovono gli "amici", si accontentano tutti quelli che chiedono qualcosa... Sottovia? Persona squisita, disponibilissima e sempre diplomatica, ma non è questo il suo ruolo! Ottimo segretario generale, ma non direttore generale. Ivone De Franceschi? Grandi doti umane, ragazzo straordinario ma non è un direttore sportivo da Padova: è un timido, emotivo (prima delle partite spesso andava di stomaco per la tensione, per dire), un ragazzo per bene che i giocatori considerano ancora uno di loro. Ottimo team manager magari, ma non ha la malizia e la stronzaggine (passatemi il termine) necessaria per fare l'uomo mercato. E poi chi è che compra i giocatori, Sottovia o De Franceschi? Poi sullo sfondo ci sono i soci, quasi delle ombre. Ma come dargli torto? con un Cestaro così straripante (e con delle quote così piccole...).
In sostanza, la società, per come è organizzata, non è da serie B. Dobbiamo solo sperare nella scintilla, quella stessa scoccata l'anno scorso. Quindi contestiamo i giocatori (civilmente), sproniamoli, ricordiamo loro che questa maglia storica esige impegno e sacrificio. Basta fare le fighette in campo e fuori, tirateli fuori gli attributi. Abbiamo ottimi giocatori, se solo si esprimessero come sanno (penso a Italiano, Vantaggiato, Morosini per dirne tre) la salvezza sarebbe una passeggiata. Rifacciamo scoccare la scintilla, pungiamoli nell'orgoglio.


