Da panchinaro a capocannoniere: la metamorfosi di Succi
Da panchinaro a capocannoniere della serie B. E' bastato cambiare aria a Davide Succi per ritrovare l'entusiasmo e la via del gol. Dopo una stagione passata a scaldare le panchine di Palermo e Bologna, il Cigno approda alla corte di Alessandro Calori per provare a riscrivere la sua storia. 15 reti in 18 partite, numeri da primo della classe, la prova tangibile che la voglia di riscatto può superare qualsiasi ostacolo. Alzi la mano chi si sarebbe immaginato un tale excursus. Basti pensare che soltanto un anno fa, in questo stesso periodo, il cartellino non era stato ancora timbrato una volta. Ma quando il talento c'è, prima o poi emerge e le poche prove incolori e sbiadite dell'anno scorso, ormai sono solo un ricordo lontano. Il Padova non può più fare a meno del suo pupillo.
E il merito è solo suo, che è riuscito a trovare quella continuità di prestazione e di risultati che l'hanno eletto a bomber di razza, trascinatore indiscusso e pedina inamovibile di quella squadra che non è la prima volta che incrocia sul suo cammino. Con la maglia biancoscudata, ancora in veste di giovane di belle speranze, riuscì a lasciare la sua impronta, collezionando 31 presenze e 11 gol. Un segno del destino? Chi può dirlo. L'unica certezza è che il brutto anatroccolo è ormai diventato un Cigno. E nella massima serie c'è già qualcuno che si accorto della trasformazione, come il presidente rosanero Zamparini, pronto a rivendicare il suo diritto di proprietà. Il campionato è ancora lungo e Succi è già il candidato principale al titolo di capocannoniere. Chissà, che a missione compiuta, non possa, quindi, tornare a rituffarsi nella massima serie, per coronare il sogno di una fiaba che non può che avere il lieto fine.


