Nocerina, torna la vittoria dopo quattro mesi
E vittoria é stata. Finalmente. E’ sembrato l’ennesimo pomeriggio amaro, di frustrazione, di illusione. Uno dei tanti in cui la Nocerina ha dovuto abbandonare il campo tra mille imprecazioni. La partita dall’usuale epilogo da lasciare scontenti. Fino a quando il peruviano Roberto Merino, al 93’, non ha acceso un’ammaliante magia, caricando il suo sinistro ed esplodendo una parabola incantevole, che é andata ad insaccarsi alle spalle di Donnarumma: un sortilegio alienante, che si é trascinato dal 29 Ottobre, é stato spezzato, finalmente sono stati tre punti. Gubbio al tappeto al suono del gong finale.
Vento gelido di tramontana al S.Francesco, tra Nocerina e Gubbio é stata partita con molti errori. Rossoneri con l’assillo di una vittoria, rossoblu ordinati ed attendisti. Nella prima frazione di gioco gli uomini di mister Auteri hanno macinato un discreto volume di gioco, gli eugubini si sono mostrati pericolosi in azione di rimessa, più per demeriti di una retroguardia molossa, troppo spesso e volentieri ballerina, che per effettiva valenza della manovra offensiva. Prima del vantaggio siglato da Negro al 33’ - che con un tiro cross basso ha mandato in tilt la retroguardia eugubina trovando la via della rete – la Nocerina ha mancato clamorosamente la rete con Pagano, che si é perso in un fumoso dribbling a tu per tu con l’estremo difensore ospite, dopo essere stato imbeccato con una verticalizzazione da centrocampo. Castaldo ci ha provato qualche giro di lancette dopo, ma Donnarumma, distesosi alla propria sinistra in tuffo, ha detto di no. Il Gubbio, da par suo, in ripartenza, una ventina di minuti dopo, si é visto negare la segnatura del vantaggio da un prodigioso intervento di Concetti, che ha ribattuto in uscita la zampata di Bazzoffia, incuneatosi tra le maglie di una distratta difesa di casa.
Nel secondo atto del match Negro ha calciato fuori bersaglio, di non molto, ai minuti numero 11 e 16. La Nocerina é sembrata, come spesso al San Francesco, in grado di non patire gli avversari. Ironia della sorte, mister Auteri ha tolto Castaldo per inserire Bolzan, nel tentativo di irrobustire la linea difensiva, proprio qualche istante prima della rete del pareggio di Lovquist, il quale, insipiegabilmente lasciato solo, dai 25 metri ha avuto tutto il tempo di prendere la mira e far partire una conclusione che si é andata ad insaccare sul primo palo della porta difesa da Concetti. Nocerina rimontata col minimo sforzo, solita insopportabile litania. Prodromi di un altro pomeriggio da magone. Ecco lì l’appuntamento abituale con quel sortilegio che, beffardamente, come da copione, puntualmente é tornato a ripresentarsi, aleggiando irridente sul prato del San Francesco. Negro, Di Maio e Pagano hanno tentano disperatamente di far sfuggire la propria squadra dall’ennesimo nefasto presentimento, ma le loro azioni da rete non hanno propiziato nulla di diverso da quello che il fato é sembrato, nell’imminenza dello scadere del tempo regolamentare, voler realizzare. La Nocerina, in balia di una guerra contro se stessa e contro un nemico oscuro, si é dimenata confusa e disordinata. Il Gubbio, quasi mai pericoloso, in fase di possesso palla sulla trequarti é stato capace di far traballare una difesa avversaria con dei semplici cross. Troppo prigioniera di una classifica pessima e di ansie da risultato questa Nocerina. La mossa finale di mister Auteri é stata il lancio nella mischia in attacco del difensore Figliomeni per l’esterno Laverone al 93’, nel tentativo di trovare la stoccata vincente su qualche cross alla disperata. Minuto in cui ci ha pensato Merino. Quando l’incessante e gelida tramontana é sembrata spazzare via anche l’ultima velleità di vittoria dei rossoneri, il peruviano ha raccolto la sfera dai 20 metri ed ha dipinto una vincente traiettoria deliziosa: 2-1. Chapeau.
Vittoria é stata. Oltremodo sofferta.
Ora se sognare non costa nulla, questi tre punti permettono di rimirare la graduatoria con occhio diverso. Non importa quello che é stato, ritornare al successo, seppur dopo quattro mesi e mezzo, alimenta sogni di aggancio alla zona play-out tra le scalee del San Francesco. Che il forte vento sibilante di ieri possa spingere in alto l’onda positiva dell’urlo liberatorio della vittoria.


